Spesso qualcuno mi invita a qualche festa, e ogni tanto, o perchè ho voglia di bere una birra in compagnia, o per curiosità, o per voglia di fare qualcosa di diverso dal solito, ci vado. Arrivo allora in una cucina a qualche piano di uno dei tre palazzoni, la trovo piena di gente in piedi, i tavoli sono stati messi in un angolo, le sedie impilate sul balcone, da uno stereo o una radio proviene musica per ballare, tutti hanno un bicchiere o una bottiglia in mano. Qualcuno chiacchiera, senza molta convinzione, a gruppetti di due-tre persone. Si beve, si fuma, si aspetta che arrivi ancora più gente, qualcuno tenta di ballare, ma dura poco.
Ieri mi sono chiesta cosa ci facessi lì, all'Abschiedsparty di persone con cui non ho mai neppure parlato, ad ascoltare un siriano che mi sussurrava all'orecchio che un'italiana è meglio di sette tedesche, a vedere qualcuno che comincia ad aver bevuto troppo, ad ascoltare e fare minuscoli discorsi senza nessuna importanza.
Ogni tanto mi dimentico come sono queste feste, e ci vado. Ma mi accorgo presto che non mi piacciono. Una festa per me è avere tempo per stare con gli altri, ascoltare e parlare, giocare, mangiare e bere, ma non troppo, ballare (chi vuole, io no), suonare e cantare insieme. Insomma, fare attenzione alle persone che ti stanno attorno, creare la festa, non prendere il pacchetto confezionato di alcol-fumo-qualche cd.
Festa non è stare fermo ai bordi di una cucina ad aspettare di aver bevuto abbastanza per avere il coraggio di ballare, non è esagerare, non è fingere una confidenza che non c'è, non è uscire dalle regole. Festa è incontro con l'altro, è serenità, spensieratezza, entusiasmo per la vita...
sabato 18 febbraio 2006
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