mercoledì 22 febbraio 2006

Iraq

Che farei io?
se a casa mia mancasse il pane
se a ogni angolo della strada ci fosse un soldato che neanche parla la mia lingua
se all'ospedale mancassero le medicine
se i miei figli non potessero andare a scuola
se qualcuno distruggesse il mio luogo di culto
se non potessi prendere un autobus senza pensare che potrebbe saltare in aria
se non trovassi lavoro
se molti amici e parenti fossero stati uccisi o arrestati ingiustamente
se chi afferma di venire ad aiutarmi non impedisse che io venga ucciso
se la mia città fosse diventata un cumulo di macerie
se la mia cultura non venisse più rispettata
se la mia storia non venisse ricordata neppure nei musei

Non sarebbe facile accettare di avere un nemico da combattere, un nemico in carne ed ossa, da combattere con le bombe e i fucili?
Non sarebbe facile ascoltare chi identifica la causa di tutto, il male assoluto, nel popolo da cui proviene l'esercito che occupa il mio Paese?

Non sarebbe facile farsi prendere dalla spirale della distruzione, a cui molti collaborano, invece che dall'ardua salita della ricostruzione di una civiltà?

In situazioni di incertezza, un uomo solo può facilmente distruggere quello che molti insieme hanno costruito con fatica.

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