Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 in Germania i nazisti bruciarono le sinagoghe. Anche a Tübingen alcuni uomini delle SS e delle SA entrarono nella sinagoga, distruggendo porte e finestre, e gettarono nel Neckar la Torah e i libri delle preghiere. Poi diedero fuoco alla sinagoga. I vigili del fuoco si limitarono a controllare che le case intorno non bruciassero. I negozi degli ebrei furono devastati, e gli ebrei della città furono internati a Dachau.
Ieri c'è stato una commemorazione di quegli avvenimenti. Sono perfettamente d'accordo che non bisogna dimenticare, ma non fermiamoci al ricordo: ricordare e sapere deve essere un insegnamento per la nostra vita oggi. Ieri si sono ricordate queste barbarie, si è detto che non bisogna perseguire gli ebrei, ma non si sono ricordate situazioni simili che si vivono anche oggi: i gruppi neonazisti in Russia (a Mosca, Vladivostock, Novosibirsk, il 4 novembre ci sono state manifestazioni di ultranazionalisti e neonazisti che chiedevano l’espulsione di tutti i membri delle minoranze etniche), gli israeliani che opprimono i palestinesi, il nostro modo di trattare gli immigrati (espulsioni, cpt...) e molti altri.
I ragazzi che ieri hanno esposto le loro riflessioni si sono anche chiesti (secondo me non a sufficienza) cosa fare oggi: hanno parlato di un generico "impegno nei Paesi poveri dell'Africa". Per me gli educatori dovrebbero stimolare a un impegno "qui e ora", nella nostra società, a un impegno personale piuttosto che a mandare soldi alle organizzazioni di aiuto internazionale, a vedere i bisogni, i problemi e le situazioni difficili che ci sono nel posto in cui viviamo. Credo che la cosa migliore che possiamo fare perchè non accadano più notti dei cristalli sia darsi da fare per migliorare la nostra società, nel posto in cui viviamo, nel nostro piccolo.
Questo impegno personale per gli altri è una delle cose che più mi manca a Tübingen: sono abituata forse troppo bene in Trentino, dove quasi ogni amico è impegnato in qualche attività per la società (parrocchia, vigili del fuoco volontari, dottor clown, politica, associazioni che organizzano doposcuola, centro missionario, ...), mentre qua quasi nessuno di quelli che conosco ha un impegno del genere. Forse semplicemente non ho incontrato le persone "giuste", tra gli erasmus e in studentato è facile trovare chi pensa solo al divertimento. Ma l'impressione che ho della società qui è che sia ricca e troppo organizzata, ben abituata, pigra: le autorità fanno (e fanno fare, pagando chi fa) tutto il necessario, non serve l'impegno personale volontario, o meglio, non se ne sente la necessità.
venerdì 10 novembre 2006
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1 commento:
Ciao Ester,
come spesso accade quando pubblichi questi post sottilmente moralisti, mi vedi in totale disaccordo. In realta´ tu vieni da una regione, il Trentino, che e´ una delle zone piu´ ricche d´Europa (peraltro, in buona parte a spese di chi i soldi magari li necessiterebbe veramente in Italia, giusto per precisare). Indi per cui, cio´ di cui ti lamenti per Tü certo non dipende dalla sua ricchezza e buona organizzazione.
Darüberhinaus, ti consiglio di riflettere sul tuo essere abiutata troppo bene in Trentino. Senza mettere in dubbio le tue parole, ti vorrei comunque far notare che probabilmente l´impegno sociale prende semplicemente altre forme a Tü, o in generale, in altri posti che non Trento. O forse sei tu, che non hai incontrato le persone "giuste" a Tü. Che poi fai bene a metterlo tra virgolette, perche´ non significa nulla, ma ancora meglio avresti fatto a non scriverlo e basta. Non e´ che si migliora il mondo in cui si vive solo facendo il vigile del fuoco volontario!
Per concludere ti invito a riflettere su un´altra questione: il tuo paragonare Trento a Tübingen, trovando la prima essenzialmente "migliore", perche´ e´ questo in pratica quello che scrivi, della seconda, non e´ anch´essa una sottile e devastante forma di razzismo? E allora, cosa abbiamo imparato dalla notte dei cristalli?
Se avessi tempo, avrei molto, molto altro da scrivere sull´argomento. Ma e´ ora di lavorare un po´.
A presto,
Stefano
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