Dopo aver parlato con il prof, la Ester aveva la testolina piena di una domanda: "e se avessero ragione loro riguardo al mio futuro?", aveva bisogno di staccare per non strippare e ha deciso di andare a Reutlingen o a Herrenberg a farsi un giretto. E' passato prima il treno per Reutlingen, così la metà è stata questa. C'era molta gente per il mercatino di Natale, e come al solito me la sono svignata cercando vie un po' più tranquille. Ho trovato il museo cittadino, che mi incuriosiva, e ci sono entrata. Non c'era nessuno, solo i due custodi, eppure l'ingresso è gratuito. Ho imparato qualcosina sulla città-stato, che, per sopravvivere, doveva ingraziarsi i duchi del Württemberg, ma alla fine è stata ugualmente attaccata e conquistata.
Le dodici corporazioni avevano il potere, ogni anno ognuna di loro eleggeva un capo che poi insieme agli altri capi, attraverso un complicato sistema di elezioni, eleggeva il sindaco. La corporazione più grande e potente era quella del vino.
Il potere delle corporazioni finì a inizio Ottocento, quando la città venne conquistata; il sindaco veniva allora nominato dal duca e rimaneva in carica a vita.
Ho letto perchè la città avesse aderito alla riforma protestante: il prete cattolico faceva raramente capolino in città e non celebrava messe nè faceva prediche. Con la Riforma tre volte al giorno il teologo Alber (che aveva studiato a Tübingen) tre volte al giorno leggeva e commentava le Scritture in tedesco.
Nel 1726 un incendio, iniziato da una candela, distrusse gran parte della città, e per ricostruirla furono mandati uomini in tutta la Germania, ma anche in Austria, Svizzera e Danimarca, a chiedere offerte. Si raccolsero circa 20000 di qualche unità di denaro, ma solo per ricostruire la chiesa principale se ne spesero 50000.
Ho visto le banconote del primo dopoguerra, 1 milione di marchi, 10 milioni, 200 milioni, 1 miliardo, 10 miliardi. Pazzesco. Chissà la gente che viveva a quell'epoca... (succede oggi in Zimbabwe, ad esempio)
Ho visto una bicicletta con la ruota anteriore enorme e quella posteriore piccolina: mi ha colpito che come "pneumatico" ci fosse una corda.
C'era anche una parte dedicata al periodo nazista, nel bunker. Faceva impressione: quasi buio, nessun altro visitatore, ma foto, oggetti e storie del periodo più nero della Germania.
Tornando verso la stazione mi è venuta l'acquolina in bocca davanti a un negozio di prodotti italiani: c'erano le arance e i mandarini della Sicilia, freschi e al naturale... ma li vendevano solo a cassette da 10 chili, sigh! Chi ne compra una con me?
martedì 5 dicembre 2006
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1 commento:
La comprerei io se fossi lì.
Comunque ti prometto che te ne porto un sacco alla due giorni.
Bacio Sarah
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