lunedì 19 marzo 2007

L'inferno (terzo racconto del viaggiatore)

Mi lanciò un'occhiata non so se malevola o stupita, poi estrasse dalla valigetta una coppia di giornali ardentemente governofili, e un telefonino nero che subito squillò, esigendo la sua attenzione, e intanto con una mano sfogliava un blocco di appunti e con l'altra ceracva di accendersi una sigaretta e con l'altra di annotare un numero e con l'altra di accendere l'agenda-computer. Ma di nuovo il telefonino strillò, e guardandomi intorno io vidi che ero capitato in un vagone di sventurati, che non si sa per quale peccato commesso erano condannati a quella pena, poichè non potevano leggere i giornali senza dover rispondere al telefonino, ma non potevano rispondere perchè dovevano prendere appunti, e dovevano interrompere gli appunti perchè strillava il telefonino, e intanto si facevano l'un l'altro segni di disperato saluto, come a dire, non posso muovermi, e l'altro rispondeva ahimè, neanch'io posso, sono incatenato al mio luogo di dolore, e se qualcuno provava ad alzarsi per andare a salutare l'altro, ecco che il telefonino lasciato sul sedile strillava iroso, oppure era quello dell'altro che strillava, e il controllore cercava invano di ottenere udienza da costoro, e l'ansia, il rumore e la pena erano inenarrabili, così lasciai di corsa quel vagone terribile.

Da "
L'ultima lacrima" di Stefano Benni.

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