Sto aspettando l'autobus alla fermata e passa una ex compagna di classe delle elementari, che non vedo da qualche anno. Che sorpresa! ci salutiamo e raccontiamo cosa stiamo facendo, quando, nel bel mezzo della nostra breve chiacchierata, suona il suo cellulare. "Ah scusa, è mia mamma" e inizia a parlare con lei: "Ma sai chi ho appena incontrato?!", ecc. ecc., finchè arriva il mio autobus e la devo salutare. Lei mi fa "è stato un piacere" mentre continua a parlare al telefonino.
Resto un po' perplessa, mi sembra che diamo un po' troppa attenzione ai cellulari invece che alle persone, che stiano davanti a noi o dall'altra parte della rete.
sabato 12 maggio 2007
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2 commenti:
Ci sono di mezzo i soldi, o perlomeno la percezione di essi. Chi ti chiama al telefono ha la precedenza perché "paga", perché "ho comprato il telefono apposta per essere raggiungibile, se non rispondo sono soldi buttati", perché "scusami un attimo" e siccome il tempo è denaro e l'attimo di chi chiama è più importante di chi ti è accanto, o persino di chi è chiamato, "devo rispondere". E quel "dovere" sa molto di "lavoro".
Arbeit macht frei.
ciao nico. non sono affatto d'accordo con il tuo argomento. il problema é che il cervello umano tende a personificare gli oggetti (un principio che sfruttano benissimo i pubblicitari e che ha per esempio creato il fenomeno tamagochi), soprattutto quando essi sono vettori di un messaggio. per cui quando non rispondi al cellulare ti senti in colpa perché é come se stessi non rispondendo ad una persona che ti si rivolge per strada (cosa che impariamo anche a fare, quando ad esempio un venditore non voluto ci infastidisce per strada. in gergo si chiamano go - no go tasks, e provocano sempre un certo senso di frustrazione. devi ammettere che ti senti sempre un po' dispiaciuto quando mandi a quel paese l`ennesimo testimone di geova che ti bussa alla porta). detto questo é evidente che non é la stessa cosa non rispondere ad una persona per strada e ad una che ti chiama al telefono, dato che chi ti chiama non percepisce il tuo non rispondere come rifiuto. peró é anche vero che non é che si puó stare a riflettere profondamente su ogni azione nella vita quotidiana, a meno di non voler fare i filosofi stoici.
inoltre: non ho capito arbeit macht frei. che c`entra?
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