Ogni volta che racconto le mie gite ai colleghi - raccontare è una parola grossa: dico due parole, perché non sono interessati e smettono subito di ascoltare - ottengo solo incomprensione e commenti del tipo "ma una giornata al lago senza far niente, tu mai, eh?". Esattamente con questa costruzione sgrammaticata, che dice tutto anche sull'attendibilità del commento.
Ma prima e dopo ogni fine settimana dico loro almeno dove ho intenzione di andare o dove sono stata, sperando sempre che in qualche modo, anche se disprezzano la fatica del camminare, diventino almeno curiosi di sapere perché qualcuno non la disdegna affatto e anzi non è mai appagato.
Quella giornata mi lasciò il desiderio di ritornarci ancora. La mia nostalgia e il desiderio di svelare l'anima sognante e leggendaria di quei monti severi e delle loro valli remote non sono ancora appagati. Vorrei andarci così come si va da chi può dirci ancora molte cose.
Julius Kugy, “Dalla vita di un alpinista”
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