domenica 22 agosto 2010

Geografia

Raccontando ad un'amica di Verona la gita dell'altro giorno, mi sono stupita che non avesse la più pallida idea di dove fossero i posti in cui ero stata: Longarone, la diga del Vajont, la Val Zoldana, Forcella Staulanza, Alleghe, l'Agordino. Non avrei certo preteso che conoscesse l'esatta locazione di ogni località, ma almeno avere un'idea vaga di qualcuno di essi mi sembrava una conoscenza di base per chi avesse frequentato le elementari in Veneto. 
In effetti poi, pensandoci un po' su, mi sono accorta che anch'io conosco un po' di geografia della mia regione solo perché mi sono informata per le gite che ho fatto, non certo perché me l'hanno fatta studiare!
Mi sembra un'occasione sprecata: perché a scuola non ci fanno imparare un minimo di geografia? Al livello base, nel senso di conoscere le principali località della propria regione, le città e regioni italiane, gli stati e le capitali del mondo, i fiumi e i monti. 
Per apprezzare il territorio occorre prima di tutto conoscerlo. Come si fa a fare i turisti senza sapere dove si va? Ecco perché ci si rinchiude nei villaggi vacanze, sprecando l'opportunità di conoscere posti, persone, usanze diverse e arricchirsi! (Qualcuno obbietterà che i villaggi vacanze non hanno nulla di male e permettono di rilassarsi e riposare senza pensare a nulla: va bene, a patto di accettare di vivere in un ambiente fittizio, che potrebbe essere ovunque e che non è da nessuna parte)
Ma servirebbe soprattutto conoscere un po' in profondità la geografia: il territorio condiziona gli insediamenti, le comunicazioni, l'economia, la politica... come si fa a laurearsi in sociologia o economia o storia senza sapere dov'è la Turchia? Eppure mi è capitato di sentire anche questa.

Sarà normale sentirsi un po' fuori dal mondo solo perché... lo si conosce meglio degli altri?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

L'ho pensato anch'io, come si fa a vivere senza sapere dov'e' la Val Zoldana o Forcella Staulanza... dico io, soprattutto Forcella Staulanza nota in tutto il mondo ma sconosciuta ai veneti... che vergona!!!! :-) A pare gli scherzi a me la geografia del Trentino l'avevano fatta studiare alle elementari... Prima avevamo studiato anche cose storia/luoghi del nostro paese.. e secondo me l'han fatta studiare a tutti... non e' che te ne sei dimenticata?! Lo dico perche' pure io mi sono reso conto che me ne ero dimenticato e solo quando ho iniziato a girare per le partite, per gite, e altro ho ricollegato i luoghi e iniziato ad avere chiara la mappa del trentino e dintorni... e mi sono ricordato che quelle cose me le avevano insegnate!!! E si che la geogriafia a me e' sempre piaciuta e credo di essere uno di quelli che la sa bene... ma lo stesso vale per l'Italia, per tutte quelle cose tipo catene montuose, fiumi, affluenti, emissari... Cose di cui mi han riempito la testa tra elementari e medie ma di cui ricordo poco! Forse la differenza e' che queste cose dovrebbero insegnarle in un altro momento, ad un altra eta'... o come succede per altre materie ripeterle con diversi livelli di dettaglio... Bis

Anonimo ha detto...

In linea di massima son d'accordo, ma secondo me il nodo è sempre l'interesse della persona: a scuola ci hanno insegnato un sacco di cose (incluse queste), ma se poi non le "coltiviamo" si rischia di dimenticarle... quindi spesso la responsabilità è personale: se qualcosa mi interessa mi informo...

laura

Anonimo ha detto...

Son d'accordo con entrambi: le cose si insegnano sulla carta, in astratto..ci si rende veramente conto di cosa sia un mare, un fiume, una montagna solo quando si vede, si tocca e si vive..e i luoghi si riconoscono allo stesso modo.Ti rendi conto di dove si trova e quali sono le distanze solo quando le provi sulla tua pelle. Almeno fino ad una certa età. Poi è anche vero che dalle superiori in su (quando il senso dell'astrazione si è affinato)l'approfondimento e la ricerca personale sono fondamentali per capire e conoscere le cose. Ma non è faccile. La curiosità e la voglia di scoprire e di approfondire da dove viene?In parte è sicuramente innata, ma una piccola parte ti viene trasmessa dal contesto, dalla famiglia, dalla società e la scuola..forse manca questo e bisogna riflettere su come far si che questa superficilità strisciante non continui a far "danni". Mi viene in mente quello che scrivevi tu Ester in una di queste pagine, dove racconti ai colleghi delle tue gite e di come sono andate.E del fatto che di fronte alla loro indifferenza non ti arrendi. O alla Chiara V. che di fronte alla macchinetta del caffè, oltre a sparlare del datore del lavoro, con i colleghi prova a parlare anche di altro...Anche questa credo sia una forma di "educazione". in piccolo credo possa essere un modo a non fermarsi davanti alla superficialità e all'ignoranza delle persone che fa tanto comodo ad alcuni e fa si che non ci si interessi alle cose che veramente valgono!
Mad

Esterichia ha detto...

Che bei commenti, grazie!