Toc toc. Bussano allo scompartimento attiguo sul notturno Parigi-Venezia.
"Polizia. Aprite." Il tono è deciso ma calmo, nonostante siano circa le 4 di notte. Bussano di nuovo. La porta si apre.
"Passaporto." Silenzio. "Passport."
"Ah non ce l'hai. Passaporto?", il poliziotto chiede di nuovo.
"Prendi il bagaglio e scendiamo." Nessuna risposta. In un inglese incerto: "Your baggage... Solo questo? Non hai altro? Sicuro? Signori, c'è qualche bagaglio che non è vostro?"
Escono.
Si sente solo il poliziotto. Ora chiede: "Nazionalità?". Ancora silenzio. Prova in francese: "Nationalité?", ma nemmeno così ottiene risposta.
Ci deve essere anche il poliziotto con il cane, un'altra voce che chiama: "Buono...".
Ci deve essere anche il poliziotto con il cane, un'altra voce che chiama: "Buono...".
Si sentono dei passi e una poliziotta che bussa a un altro scompartimento. L'altro le dice: "Ne abbiamo preso uno".
Forse è un episodio ordinario, forse è addirittura più semplice di quanto avviene di solito: la polizia è andata a colpo sicuro e non ha trovato resistenza. Nonostante questo mi ha colpito. Per tanti motivi.
Non ho visto questa persona, non l'ho sentita, non so nemmeno se fosse un uomo o una donna. E' stata come trasparente, come la presenza di tanti qui in Europa: senza documenti, senza un lavoro regolare, senza assistenza sanitaria, senza possibilità di esprimersi liberamente.
Non ho visto questa persona, non l'ho sentita, non so nemmeno se fosse un uomo o una donna. E' stata come trasparente, come la presenza di tanti qui in Europa: senza documenti, senza un lavoro regolare, senza assistenza sanitaria, senza possibilità di esprimersi liberamente.
Cosa ho io di diverso da questa persona? Un pezzo di carta. Ma è terribilmente arbitrario il nascere di qua o di là.
Chissà che cosa pensava il poliziotto, anche la sua voce sembrava triste. Io non avrei mai il coraggio di fare un lavoro del genere: mi sento a disagio anche solo quando non posso permettere agli studenti di andare in bagno durante un esame.
Si tracciano dei confini, le persone sono catalogate di qua o di là. Il poliziotto chiede conferma agli altri passeggeri se c'è un bagaglio che non appartiene loro: di loro ci si può fidare, della persona fermata no.
2 commenti:
Daccordo su tutto... tranne che sull'ultima frase... il poliziotto chiede conferma agli altri, credo sia un suo dovere verificare anche per questioni di sicurezza (bada bene che se io lascio incustodito un mio bagaglio in una stazione o aereoporto negli USA dopo 2 minuti l'han gia' fatto saltare in aria!).
E poi come sempre, in qualsiasi situazione della vita, se c'e' un sospettato e' quello di cui ci si fida meno... e' inevitabile...
Per il resto e' tutto molto triste :-(
ero io... Bis
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