(Viaggio in Quebec del mese scorso)
Siamo all'Anse St. Jean, abbiamo prenotato un'escursione in kayak per il pomeriggio (che poi si rivelerà bellissima) e decidiamo di andare a mangiare in riva a un lago a pochi kilometri dal fiordo. La strada tra i boschi a fianco di un piccolo fiume ci porta a uno slargo, dove ci sono molte case vacanza. Più avanti si intravede il lago. Il posto è bellissimo, fatto di boschi fitti, acqua, e tranquillità (e qui devo fare mea culpa perché non conosco gli alberi che ho visto: sono pini neri? Ecco un'altro argomento interessante da studiare).
Cerchiamo di guadagnare la riva del lago: di solito si fa dalla parte dell'acqua, ma noi tentiamo l'impresa dalla parte di terra. Si tratta proprio di un'impresa: sembra che non ci sia un metro libero: o ci sono alberi fin sulla riva o bisogna entrare nel giardino di qualcuno. Chiediamo a una famigliola che è nel giardino intorno a casa se c'è un accesso pubblico al lago. Dicono di sì, ma è piccolo, e ci indicano dove. Ci andiamo speranzosi, ma il sogno di una spiaggetta o di un prato sfuma nel vedere una stradina sterrata, di larghezza poco più di una macchina, e per giunta occupata nel posto più vicino all'acqua da un pick up con l'autoradio accesa, dal proprietario che fa delle foto con lo smartphone alla moglie in acqua fino alle ginocchia e da due bambini che girano attorno.
Io sarei per approfittare di qualche metro quadro del prato della casa vicina, in fondo che fastidio diamo se ci mangiamo i panini seduti lì mentre ammiriamo il lago e il bosco? Ma Michele e Claudio si sentono a disagio e non vogliono violare la proprietà privata, così torniamo alla macchina per andare a pranzare in un posto molto meno incantevole: la piazzola di servizio lungo la strada principale.
Chissà se la sensibilità per la cosa pubblica non è avvertita qui, o se nessuno si sognerebbe di andare a mangiare sulle rive del lago in uno spazio pubblico. Forse chi viene qui lo fa solo perché ha una casa per le vacanze proprio qui, ma non finirebbe mai in un posto così altrimenti. Forse la regione è ancora troppo poco popolata perché si senta la necessità di avere spazi comuni da condividere e se uno vuole spazio, lo può comprare? Non capisco, ma per questo modo di organizzarsi rimpiango il Trentino.
domenica 10 agosto 2014
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