Se le scuole sono mediamente scarse, se per diventare insegnanti di matematica alle superiori basta una laurea in cui gli esami sono esercizi meccanici, se serve una charity per formare gli insegnanti e per produrre materiali di qualità per insegnare matematica, dove sparisce lo svantaggio dei canadesi rispetto agli italiani? Perché il Canada non è sottosviluppato date queste premesse?
Ci sono anche altre alternative: non si vedono grandi differenze perché in fondo insegnare matematica non serve a niente; oppure seppure l'insegnamento in Italia sia migliore, gli studenti dimenticano tutto appena finiscono la scuola e piombano allo stesso livello dei canadesi. Io penso invece che succedano le seguenti cose.
Primo, l'insegnamento in media è scarso, ma parte dei cosiddetti studenti eccellenti frequenta scuole pomeridiane e corsi integrativi (a pagamento) o perché i genitori riconoscono che la scuola non basta, o perché vogliono garantire a figli più opportunità. Quindi se anche gli studenti in media sono peggiori degli italiani, i migliori canadesi sono più preparati dei migliori italiani.
Secondo, i migliori sono più specializzati. Magari non hanno un'ampia base culturale e sembrano quasi ignoranti in altre discipline, ma nel loro campo sono molto preparati. Questo succede anche perché negli ultimi anni di scuola possono scegliere le materie da studiare.
Terzo, gli immigrati alzano significativamente il livello culturale. Per esempio, nel dipartimento di matematica tantissimi professori e post-doc sono stranieri. Da quanto ho capito, i dottorandi canadesi (cittadini o residenti permanenti) sono più scarsi degli internazionali, ma la maggior parte delle borse è riservata a loro.
Quarto, alcuni degli italiani migliori fuggono durante o subito dopo la laurea o il dottorato, quindi quando diventano produttivi non sono più in Italia. E non vengono rimpiazzati da stranieri di pari livello perché l'Italia non riesce ad attirarli e a tenerseli.
Idealmente non condivido queste politiche canadesi: le scuole private, il settorialismo, la protezione di cittadini e residenti permanenti rispetto agli internazionali (ma ammiro la capacità di attrarre persone da tutto il mondo e di farle vivere bene insieme). Ma probabilmente sono efficaci, forse più di quelle italiane. Sul breve periodo. Resta da vedere che cittadini si "producono" in questo modo: non è più desiderabile avere persone con un'ampia base culturale, che sappiano apprezzare anche le discipline esterne al loro campo? che le opportunità siano le stesse anche per chi non ha i soldi per le scuole integrative o non ha i genitori con una mentalità arrivista? non sarebbe ora di dare opportunità in base al merito invece che in base alla nazionalità?
L'altro giorno sono stata a una conferenza di John Mighton, ex matematico che ha fondato una charity per l'insegnamento della matematica alle elementari. Diceva che vorrebbe formare persone con il senso della meraviglia, del rischio, dell'empatia e della speranza: che queste qualità sono necessarie per la convivenza. La meraviglia per avere la curiosità di esplorare e apprezzare ogni campo del sapere; il rischio per prendere decisioni razionali nelle questioni decisive per la sopravvivenza, per esempio sul clima; l'empatia per poter prendere queste decisioni a beneficio non personale ma collettivo; la speranza per essere motivati e darsi da fare per raggiungere gli obiettivi. Belle parole: solitamente si può obiettare poco a chi parla di massimi sistemi. Perché in sostanza condividiamo gli obiettivi; quello su cui non siamo d'accordo è la realizzazione pratica delle strategie per arrivarci.
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