domenica 14 dicembre 2014

Cena etiope

Cena al ristorante etiope: siamo in due e chiediamo consiglio alle cameriere, che credo siano anche le cuoche: dopo cena siedono a un tavolo con quella che sembra altri la loro famiglia, con due bellissime bambine. Dopo un bel po' di tempo (attesa che non mi pesa, perché sto chiacchierando piacevolmente) ci portano un grande piatto su cui è stesa una specie di grande omelette, l'injera. Sopra hanno messo la carne (uno spezzatino di vitello con sugo speziato e agnello alla piastra con peperoni e cipolle) e un'insalata. Altri injera arrotolati sono in un piattino a parte. Niente posate. Anche se è la prima volta che mi trovo davanti un piatto etiope, mi sembra naturale usare il pane per prendere la carne. Trovo molto bello mangiare dallo stesso piatto, mi sembra una forma di intimità e condivisione. Anche mangiare con le mani mi piace: un po' perché è diventato normale quando ero in Uganda, ma anche perché mi dà l'idea di un rapporto diretto e di semplicità, elimina la cultura elaborata delle posate o quella ancora più elaborata delle bacchette, che diventano quasi asettiche.
Non condivido e non apprezzo del tutto un aspetto di quella che per il mio professore di filosofia del liceo è la cultura: vai al ristorante, sei affamato, ti portano una piccola porzione, tu siedi composto e mangi educatamente e lentamente a piccoli bocconi, conversando con i commensali. Mi sembra un'etichetta inutilmente rigida. Mangiare con le mani dallo stesso piatto lo farebbe forse inorridire. Ma per me è molto più umano e avvicina le persone.

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