Legenda, versione semplice. Pas e tfa: due modi per ottenere l'abilitazione all'insegnamento, non comparabili in termini di punteggi, ma concorrenti per gli stessi posti di lavoro.
Legenda, versione più completa, ma non troppo. Pas, "percorsi abilitanti speciali", riservati ai laureati che abbiano almeno 3 anni di insegnamento precario alle spalle (in un intervallo di tempo fissato arbitrariamente e non sempre rispettato): un anno di corsi ed esami, più esame finale abilitante. Costo in Trentino: 2500 euro.
Tfa, "tirocinio formativo attivo", riservato ai laureati che superano un concorso con prova nazionale tipo test e prove locali scritte e orali (e di laboratorio, dove previsto), con numero di posti limitato ai presunti fabbisogni delle province che bandiscono i posti, ma con pesanti eccezioni, dato che le alte tasse di iscrizione fanno gola a qualche università. Un anno di corsi e tirocinio a scuola, esami, più esame finale abilitante. Costo in Trentino: 3000 euro.
In questi giorni qualche ex compagno di tfa sta scrivendo mail e sentendo i sindacati perché alcuni abilitati pas hanno presentato ricorso per entrare in graduatoria per l'insegnamento, ricorso che va a danno degli abilitati tfa che occupano le posizioni ambite dagli abilitati pas. Una versione sostiene che questa sia una denuncia, dato che porta nome e cognome di chi occupa la posizione reclamata da altri, un'altra che sia un ricorso amministrativo, semplicemente notificato ai primi in graduatoria.
Un sindacato ha appoggiato (e probabilmente aiutato a presentare) questo ricorso, un altro sindacato si dice disponibile a sostenere gli abilitati tfa che vogliano fare un contro-ricorso.
Comunque sia, la situazione è deludente: le regole non sono chiare e sono state cambiate molte volte, ogni volta senza tenere conto dei tanti che erano ancora in sospeso tra le vecchie regole e le nuove; ogni riforma afferma di voler premiare il merito, ma a me sembra che ogni cambiamento porti più confusione e si sa che nella nebbia non si vede bene; alcuni sindacati appoggiano chi fa richieste non meritocratiche e palesemente sproporzionate, per aumentare il numero di iscritti e quindi la propria influenza; alcuni sindacati si fanno guerra per tutelare gli interessi di una fetta di insegnanti contro un'altra; le regole sembrano fatte apposta per incentivare i ricorsi e far ingrassare gli avvocati.
Come fa un insegnante a concentrarsi sul proprio lavoro se è costretto a denunciare un collega per sperare di poter avere un posto, o a subire una denuncia e vedersi penalizzato senza motivo?
giovedì 29 gennaio 2015
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