domenica 19 aprile 2015

Backpacking on the Ganaraska Trail

3-5 aprile 2015. Volevo andare a camminare nei boschi. Tra i miei amici però nessuno era interessato e con il trasporto pubblico sembra impossibile, allora ho cercato altre persone online. E' la prima volta che lo faccio e mi mette quasi a disagio "usare gli altri per fare quello che mi piace", mentre quando vado con gli amici trentini mi sembra di "andare insieme a fare qualcosa che ci piace". Forse la distinzione non nella realtà così netta, ma la mia percezione è questa.
Mi sono aggregata a un gruppo di persone che non conoscevo e che per lo più non si conoscevano tra loro. La motivazione dei due organizzatori era quella di allenarsi per un trekking nello Yukon a settembre. 
Una sconosciuta mi ha offerto un posto nella sua tenda. Ho noleggiato zaino, sacco a pelo e materassino con l'odore famigliare di aria, boschi, sudore.
Siamo stati tre giorni in un parco intitolato alla regina Elisabetta II e non operativo, cioè dove non ci sono servizi come campeggi o bagni.
Il parco è pieno di laghi e collinette e dighe dei castori, su cui il sentiero passa spesso e volentieri. Non avevo mai visto queste dighe, la prima non l'ho nemmeno riconosciuta, mi sembrava semplicemente della terra con dei rami. 
Qualche diga è veramente grande e passarci sotto fa impressione: reggerà finché arrivo dall'altra parte?

Il sentiero è segnato molto bene, anche troppo spesso, ma forse d'estate con la vegetazione è più difficile da trovare visto che non sembra curato. Però è segnato di bianco, che non è il colore più vistoso, specie con la neve. A tratti è impegnativo, con tanti saliscendi, altre volte si confonde con i portages, stradine comode come delle mulattiere dove i canoisti portano la canoa per passare da un lago all'altro. Questi sono segnati in giallo.
Mi ha stupito trovare delle bacche in mezzo alla vegetazione ancora ferma per l'inverno. Credo siano chiamate teaberry o wintergreen e sono lì dall'autunno precedente, nonostante sembrino fresche.
La cima più alta del parco è 370 metri. L'orizzonte piatto mi ha messo un po' di tristezza. O forse era il tempo un po' nuvoloso dell'ultimo giorno. In un giorno nuvoloso non dovrebbe essere troppo difficile perdersi in questi posti se non si ha una cartina.
Entrambe le notti ci ha fatto compagnia una spolveratina di neve. Non siamo riusciti ad andare molto più avanti sul sentiero perché avremmo dovuto passare in una zona allagata.
Una coppia di oche ogni tanto passava facendo sentire la voce sgraziata.
In questo parco ci sono piste per le motoslitte, segnate con fiocchi rosa appesi ai rami. I laghi ghiacciati erano pieni di tracce delle motoslitte. Ci sono anche strade riservate ai quad, con tanto di cartelli. Non c'è alcun divieto di accendere fuochi liberi. Però non si può introdurre alcol nei parchi. Forse bere una lattina di birra fa più male alla natura che guidare un mezzo a motore?
Ho avuto l'impressione che per alcuni dei miei compagni di campeggio (loro lo chiamano packpacking o hiking, ma è stato molto statico, visto che abbiamo camminato in tre giorni meno di una trentina di kilometri) l'andare nei parchi sia più un simbolo di qualcosa che aver voglia di vedere posti nuovi e stare nella natura. Sarà stato per l'attrezzatura tecnica (tenda-amaca, fornelletti ultra-efficienti, tenda superleggera) o per il fuoco serale che sembrava una tradizione o per il fatto di appendere il cibo a un ramo di notte per non attirare orsi nelle tende. Questo combinato con poca esperienza e dei modi un po' pressapochisti: la legna lasciata troppo vicino al fuoco, cose appese fuori dallo zaino, la scelta di enormi rami per il fuoco, la difficoltà a vedere il sentiero... Ma forse qualche alpinista potrebbe dire la stessa cosa di me quando vado in montagna.

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