Qui non c'è pasquetta, ma il venerdì santo è vacanza. Mi sono iscritta a una gita di tre giorni nella Bruce Peninsula, il lembo di terra che divide la Georgian Bay dalla maggior parte del lago Huron, a 4 ore di macchina da Toronto. Si va in tenda, ma non mi spavento: al momento dell'iscrizione ci sono 15 e più gradi e sembra primavera. Sembra, come al solito da queste parti, perché senza le montagne a fare da scudo le temperature cambiano a seconda delle correnti. Il giovedì su una vasta area arriva una tempesta di neve bagnata e pioggia ghiacciata: nella Grey County vediamo tanti rami rotti e manca la corrente anche venerdì mattina. E rischiamo di restare per strada perché i distributori di benzina non funzionano. E anche per un secondo motivo: il guidatore cittadino accosta a lato della strada sulla banchina coperta da 15 cm di neve bagnata e un po' ghiacciata, e le ruote slittano. Due persone del posto si fermano a dare una mano e nelle loro espressioni leggo gli stessi pensieri dei montanari che vedono i milanesi arrivare al rifugio in scarpe da ginnastica.
Poco prima di arrivare al parco le nuvole si dissolvono ed esce uno splendido sole, ancora più brillante nel riflesso degli alberi ghiacciati e del manto nevoso. Ci troviamo tutti al parcheggio, siamo in 14.
Con una breve camminata portando gli zaini pesanti raggiungiamo la riva, su cui a tratti corre il Bruce Trail, quando non è in cima alla scogliera. Il paesaggio è mozzafiato.
Tutto è magicamente cristallizzato.
Il lago ha un colore stupendo.
Nella zona dove è permesso campeggiare sono attrezzati per proteggere il cibo da orsi, coyote e roditori.
Il tramonto non si vede, perché la riva guarda verso nord, ma i colori sono comunque meravigliosi. La sera il cielo si accende: prima Giove, poi le stelle più luminose, fino alla maestosità misteriosa della Via Lattea. C'è ancora un po' di chiarore verso ovest, la luna ancora sotto l'orizzonte dà un po' di luce ad est e perfino a nord si vede della luce. Sarà il riflesso di un'aurora boreale?
La mattina seguente, nello stesso paesaggio magico, parto per una camminata: da sola, visto che tutti ancora dormono o devono fare colazione.
La zona attorno alla grotta chiamata Grotto è spettacolare.
Non è freddo come sembra!
Ma dopo questo posto turistico vicino a un parcheggio, il sentiero non è più battuto. O meglio, non è battuto da esseri umani, mentre le impronte dei coyote sono numerose e un po' inquietanti per un camminatore solitario.
Poi leggerò che i coyote, provenienti da ovest, si sono mescolati ai lupi, provenienti da est, e probabilmente anche a qualche cane randagio. Qualche volta attaccano i cani e più raramente gli esseri umani.
Questa, a due passi dalle tende, sembra quasi un'impronta di orso.
E anche i leggeri scoiattoli lasciano le loro tracce. Che sorpresa vederne due che si rincorrono passando a zig-zag sul sentiero e infine sparendo nel bosco.
Ma la bellezza del Loon Lake mi fa continuare.
Costeggio una zona paludosa, chissà se anche qui ci sono dei castori come nella palude vicino al parcheggio, in cui tanti alberi abbattuti hanno la punta come le matite.
Raggiungo un'altra spiaggia quasi a Driftwood Cove, mangio e torno indietro.
Sulla via del ritorno noto il Grotto, che la mattina era in ombra. Sembra che sia l'attrazione principale di questo parco. Ma come sempre preferisco gli angoli un po' più remoti.
La mattina seguente, mentre gli altri si svegliano, faccio una passeggiata per prendere ancora un po' di questo bellissimo posto.
Poi preparo lo zaino e mentre faccio uno spuntino uno scoiattolo mi viene a trovare, sicuramente più interessato alla mela e alla cioccolata che a me.
lunedì 28 marzo 2016
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