giovedì 15 settembre 2016

Scienza per tutti

Il papà di un'amica si è appassionato ai venti di montagna, in particolare quelli periodici che soffiano ogni giorno qui in val d'Adige, la mattina da nord, la sera da sud. Mi ha chiesto di aiutarlo a tradurre un articolo del 1909 di Defant in tedesco, che è il primo studio scientifico di questi venti locali. All'inizio era molto interessante: mi ha affascinato vedere cosa l'autore sia riuscito a fare con i pochi dati disponibili: praticamente solo pressione e temperatura in diverse località che allora erano austriache. Ho anche pensato con riconoscenza ai funzionari addetti a leggere gli strumenti ogni ora e riportare i dati sui registri. Confrontando i dati di quattro stazioni nella pianura Padana, uno di questi è stato scartato perché considerato non attendibile, dato che aveva oscillazioni troppo grandi rispetto agli altri. Chissà se il barometro era difettoso o se il funzionario non era scrupoloso. Dopo un po' di pagine, però, la lettura diventa quasi noiosa: i concetti vengono ripetuti molte volte e sempre in modo prolisso. Insomma per me l'articolo ha un interesse storico e un limitato interesse scientifico; ormai, dopo un secolo, la teoria è stata raffinata e i dati sono superati: oggi i dati dei servizi meteorologici per molte più località sono disponibili anche online. L'articolo resta sicuramente un ottimo punto di partenza; infatti è citato anche in una tesi di dottorato del 2013 che spiega i venti con standard di oggi e con dati raccolti negli ultimi anni.
Il papà dell'amica, però, non ha abbastanza basi scientifiche per capire modelli e dati, e nemmeno per comprenderne la necessità: dice di saltare le sezioni con le tabelle di dati, che per me sarebbero la cosa più interessante da guardare. Ha in mente di scrivere qualcosa, ma non ho capito se un articolo o un libro e non ho capito per chi sarebbe: gliel'ho chiesto perché lui mi chiedeva "questo sarebbe interessante da leggere?" e io gli chiedevo "ma per chi?", ma lui non capiva perché gli facessi quelle domande e il mio modo di ragionare.
Da un lato mi sembra che lui perda tempo studiando su fonti superate e cercando poi di spiegarle a non so bene chi; dall'altro mi chiedo cos'altro ci si possa aspettare promuovendo la scienza tramite la divulgazione: è un'ottima cosa che lui abbia interesse e si impegni! Quello che ne uscirà non avrà alcun valore scientifico, e mi sembra strano che voglia spiegare qualcosa senza averlo veramente capito.
Da un lato sono un po' invidiosa che lui abbia tutta questa voglia di capire, e che si impegni: a volte vorrei anch'io avere una passione così totalizzante. Invece leggiucchio di qua e di là, ma mi sembra di non approfondire mai. Dall'altra mi fa quasi pena perché se arriva a capire qualcosa e poi parla con un ingegnere ambientale o un fisico si rende conto che loro ne sanno cento volte di più. Allora mi chiedo se anche la divulgazione della matematica causi questi effetti: persone che si interessano e "fanno ricerca" a modo loro, ma che non si rendono conto che la scienza è ormai un'altra cosa. E poi mi dico anche che forse va bene così, che loro si divertono e comunque imparano e tengono attivo il cervello, e pazienza se non capiscono tutto, tanto nessuno capisce tutto!

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