(Lasciatemi essere un po' romantica ed esagerata solo per oggi)
Mi hai portato in Spagna e in Francia e a spasso per l'Italia. Mi hai fatto compagnia in alcune delle mie giornate più belle.
Hai sentito la mia fatica, il mio respiro affannato, forse sei rimasta delusa perché non ti ho fatta correre abbastanza. Forse ti sei arrabbiata quando ti ho lasciata chiusa a lungo in garage. Forse non eri così felice della tua nuova vita, da fuoriserie sei diventata quasi un'utilitaria. Ma non sai quanto eri preziosa per me. Da Trieste a Grado ti ho fatta correre per l'ultima volta come si deve; al ritorno ero in crisi, ma tu no, volevi andare ancora avanti.
Quante volte ho accarezzato i tuoi raggi, ho passato un dito sui cerchioni consumati e con qualche gobbetta. Ho fantasticato sulla sezione un po' bizzarra del telaio, quasi a quadrifoglio; "tubi speciali profilati" c'era scritto. Avevi quel manubrio nero e nuovo che non c'entrava nulla con il resto, se non forse con la sella, anche quella cambiata da poco. E i copertoni azzurri, che il Conta ha cercato apposta in mezzo al suo disordine.
Quante volte sono caduta, siamo cadute insieme!, perché non ero capace di usare i look? Ricordo ancora la prima volta, sulla pista ciclabile lungo l'Avisio, vicino alla fontanella. E qualche altra, in Spagna quasi finivo sotto un camion per un'improvvisa frenata! E verso la Futa, dopo un bicchiere di tè caldo, sono caduta da ferma, perché non volevo lasciarmi sfuggire Federico su una Fontana azzurra nuova.
Mi hai fatto fare anche qualche pazzia: una volta per poco non siamo finite in autostrada!
Prima del 20 giugno 2000 non sapevo della tua esistenza, ma da quel giorno non ti posso scordare. Quanto ero fiera di cavalcarti! Mi sentivo orgogliosa come un professionista che stacca tutti sul Mont Ventoux.
Un amico di un mio amico ha una filosofia un po' bizzarra: se qualcuno apprezza un qualcosa, questo qualcosa deve essere dato a lui, piuttosto che ad altri che lo apprezzano meno. Per questo lui rinuncia anche a qualche piatto succulento, o a qualsiasi altra cosa, per lasciarla a qualche amico, se sa che questo la apprezza.
Chissà se tu troverai qualcuno che ti apprezza. Io ti ho quasi amata, per quanto si possa un oggetto. Ma per me non eri solo una bicicletta, eri una compagna di viaggio, la mia cavalcatura fedele. Ti ho parlato a volte. Potrei raccontare ogni dettaglio di come sei fatta, al carabiniere che chiedeva se hai qualche segno particolare avrei potuto fare una relazione di mezz'ora.
A chiunque lo racconti sembra sia già successo, al collega del carabiniere, al padre della compagna di ufficio, a un amico, a quell'altro... ma per loro forse una bici vale l'altra. Per me è come se avessero rubato la chitarra a un cantautore, gli resta la voce ma gli manca una compagna fondamentale.
2 commenti:
Direi che val proprio la pena lasciarti essere "un po' romantica ed esagerata"... per quel che può valere, mi dispiace un sacco!
laura comix
Ti hanno rubato la chitarra, non la capacità di suonarla.
o era una bici?
cmq continua a pedalare.
Fine frasi fatte.
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