domenica 10 gennaio 2010

Bayeux

Propositi della giornata: fare due passi per la cittadina, visitare la cattedrale, andare al museo a vedere l'arazzo e al museo-memoriale della battaglia di Normandia.
"Al massimo, se mi stufo, prenderò il treno prima" pensavo. Non sono tanto brava a fare la turista da sola, mi stanco presto a vedere monumenti e musei se non c'è nessuno che mi fa compagnia.
Partenza, quattro passi per il borgo quasi deserto, coperto dalla neve che nessuno ha spalato e che è indecisa se sciogliersi o restare lì aspettando che i bambini tornino a giocare con lei.
Seguo i consigli della guida, letta ieri, per girare nel centro storico, ma non la consulto sul momento: voglio vedere quello che mi attira e non quello che la guida dice essere interessante.

Un vicoletto porta a un ristorante e a un cortile interno con un alta torre. Mi ricorda alcuni scorci di Perugia. 

Le case sono basse, color sasso, un colore gentile, che insieme al bianco della neve e del cielo di oggi rende l'atmosfera mite e rilassata.
Le case antiche erano costruite "a graticcio", un po' come quelle di Tübingen. Su un angolo trovo quella che dicono essere la casa più antica rimasta a Bayeux.

Arrivo in cattedrale: c'è solo una coppia che sta uscendo. La chiesa maestosa è vuota, solo io ammiro la sua bellezza. Mi stupisce: semplice ed elaborata nello stesso tempo, non appesantita da troppe decorazioni, ma mai troppo vuota. 

Luminosa e di un bellissimo colore chiaro. Forse mi piace così tanto proprio perché non c'è nessuno: a Parigi ero scappata da Notre Dame e dalla Madeleine proprio per l'atmosfera da mercato. 
Anche all'esterno l'atmosfera è magica: la neve copre la piazzetta, e le gargolle hanno la barba di ghiaccio.

Un altro mulino sul fiumiciattolo che passa in mezzo alla città.

Ora posso dirigermi verso il museo dell'arazzo, una tela di lino lunga 70 metri e alta circa 50 centimetri, ricamata nel 1070 per raccontare come Guglielmo il Conquistatore diventò re d'Inghilterra. Sembra di leggere un fumetto. Bellissimo!
Visto che anche il museo era quasi deserto, ho fatto due giri, uno lentamente, ascoltando l'audioguida, e uno per conto mio, come per imprimermi nella memoria quello che avevo visto.
E' il momento della merenda: torno alla pasticceria che ho ammirato dall'esterno nel primo giro nel centro. Comprerei tutto, le paste a forma di conchiglia, le brioches al cioccolato, le baguette croccanti, i cioccolatini nerissimi, le enormi meringhe, le galettes des Rois... ma mi limito a un saint eve, cioè un pasticcino tipico di Bayeux, alle mandorle e alla crema. E a una tortina dei re e una baguette, anzi una parisse, per la colazione di domani. 
Con la pancia piena si cammina meglio, nonostante nel frattempo la neve, dispettosa come i troll, sia ancora indecisa se diventare acqua e bagnare per bene scarpe e pantaloni oppure restare così com'è e far scivolare i passanti.
Verso il museo-memoriale, anche se è già un po' tardi: entro? non entro? sono proprio al limite dell'orario di entrata. Vorrà dire farsi il museo di corsa. Decido che non ne vale la pena, non oggi. Anche perché i musei di guerra non mi attirano molto. Mentre camminavo mi chiedevo: è pieno di cimiteri inglesi qui in giro. Ma i soldati tedeschi? Non li avranno mica riportati indietro i loro compagni in fuga? Saranno sepolti insieme agli Alleati? Anche se erano dalla parte sbagliata, sono sempre uomini. E sempre vittime di qualcosa di più grande di loro. Ma forse i cimiteri inglesi, come tutti i cimiteri di guerra, rischiano più di celebrare quella grandezza effimera, invece che ricordare i morti e l'assurdità delle guerre.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel racconto! :-) Bis

Anonimo ha detto...

Mi sono persa degli scorci proprio belli..o forse è la storia che li ha resi così!
Maddy

Anonimo ha detto...

Complimenti per le foto e il racconto.