mercoledì 23 giugno 2010

Una lezione

È sbagliato pensare che se uno è povero, abbia il diritto di rubare. 
Vuol dire considerare ladri tutti i poveri. 
No, è proprio sbagliato questo. 
Io, Mohamed, non sono un ladro. 
Se io a New York avessi rubato, ora forse sarei ricco. 
Invece sono povero, sono ritornato in Africa, ma resto un uomo libero.

Queste righe le ho lette in Bilal, un libro in cui Fabrizio Gatti racconta il viaggio di tanti giovani africani che emigrano verso la Libia o l'Europa. 
Non trovo parole abbastanza efficaci per descrivere quello che subiscono durante i mesi di viaggio: maltrattamenti, abusi, botte, rapine, fame, sete, caldo, sfruttamento... Molti si ammalano e muoiono per le condizioni in cui sono costretti a vivere. Altri, viaggiando su camion o jeep, si perdono nel deserto. Altri naufragano o vengono respinti in mare. Altri spariscono nelle carceri libiche finanziate da noi europei. Altri finiscono i soldi e si trovano a dover lavorare gratis in cambio di un pasto, senza possibilità di uscita. Altri arrivano in Italia e diventano schiavi nell'edilizia o nei campi.
Tutti hanno tanto da insegnarci, più dei filosofi: insegnano non con i libri ma con la vita. Insegnano la tenacia, la speranza, l'amore per la famiglia, la dignità, la pazienza, la non violenza, il rispetto della vita. Insegnano a sognare ancora un futuro migliore e a non aver paura di provare a rendere il sogno reale. Insegnano a non tradire i propri valori. 
Saremo capaci di imparare? Prima di tutto a considerarli uomini e ad ascoltarli.

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