venerdì 2 luglio 2010

Dottorato

Da un documento ADI di qualche mese fa: "Se i dottori di ricerca in Trentino non servono, come talvolta sembrerebbe, perché l'ente pubblico investe tanto nelle scuole di dottorato?".
Nella scuola di dottorato in matematica l'anno scorso sono state bandite sei borse: fino all'anno prima erano cinque, ma una è stata tagliata per far posto a biotecnologie e due sono state aggiunte perché due anni prima non erano state assegnate.
Se i dottori di ricerca in matematica dovranno trovare lavoro in un contesto locale, anche quattro borse a Trento mi sembrano troppe: chi assume dottori in matematica (per fare matematica) in Trentino oltre all'università? Infatti il dottorato dà una formazione molto specifica, che non mi sembra molto apprezzata dal settore privato.
Non so quanto potrebbe essere utile il job placement, richiesto da altri dottorandi: finora tra chi si è dottorato qui in matematica, qualcuno è andato all'estero, altri sono rimasti in Fbk o all'università per qualche anno, ma la maggior parte è finita a insegnare nelle scuole superiori. Non è uno spreco di denaro pubblico garantire tre anni di borsa a tanti che poi non sfrutteranno le conoscenze acquisite? Infatti credo che per insegnare sia più utile un anno di pratica che tre anni di dottorato.

5 commenti:

il Gaizka ha detto...

No, non è uno spreco.

lauretta ha detto...

forse non è uno spreco,però dal mio punto di vista è una fabbrica d'illusioni...il mio dottrato non ha alcuna utilità al di fuori del mondo accaedemico..certo, oltre a dei contenuti molto specifici sto imparando anche molte oltre cose,ma non sono inseribili in un curriculum..anch'io non capisco perchè l'università investa i suoi soldi nel formare dei dottori di ricerca per i quali poi le possibilità di lavoro sono minime..Comunque esterina ormai ci siamo dentro e l'unica cosa che possiamo fare è cercare d'imparare il più possibile da questi 3 anni:)e poi si vedrà!!

il Gaizka ha detto...

non penso si aia giusto imputare all'università le scelte del mondo del lavoro.

Si può discutere sui contenuti dei progammi e le scelte personali degli studenti, ma sarebbe un peccato che l'università abbia come obbiettivo le esigenze del mondo del lavoro, sarebbe proprio peccato.

Esterichia ha detto...

Bello quello che dici, Gaizka, ma per me è un po' troppo idealista. Non che io odi l'idealismo, anzi, anch'io a volte faccio scelte in questo senso, però credo che gli ideali vadano sempre confrontati con la realtà dei fatti.
L'illusione è esperienza di tanti dottorandi, e trovo scorretto che non venga chiarito fin dall'inizio come stanno le cose.
Concordo che gli obbiettivi del dottorato, e più in generale di ogni percorso formativo, non devano essere le esigenze del mondo del lavoro. Ma dovrebbero essere la crescita (culturale, di consapevolezza, di competenze, di comprensione, ecc.) degli studenti. E' veramente così?
In parte sì, ma credo che si possa migliorare molto.

il Gaizka ha detto...

yep non volevo essere idealista, solo constatare la realtà.

L'illusione disattesa dei dottorati o di altri studenti non mi sembra venga dalla formazione ricevuta, ma spesso da come ne hanno usufruito (male, mio caso) o da dal panorame esterno, che è sotto gli occhi di tutti.

e questo vale per qualsiasi cosa non solo l'università.

Toglire borse secondo me aggraverebbe soltanto il problema, la soluzione va cercata nel migliorare le politiche lavorative o più personalmente cogliendo le occasioni all'estero.

Le persone con un alto livello d'istruzione (o di competenza) sono una risorsa, lo spreco sta nel non utilizzarle, non nel formarle.