martedì 1 febbraio 2011

Un biglietto

Sabato, sul treno da Verona, vorrei far presente al controllore che le due obliteratrici al binario 12 non funzionano: se fossi stata in ritardo, non sarei andata fino in atrio per timbrarlo (ma questo non ho intenzione di dirglielo). Mentre cerco un modo carino per lamentarmi senza sembrare polemica, arriva il controllore.
Il signore di fronte a me, salito a Domegliara, deve fare il biglietto sul treno, perché in quella stazione non ci sono nè sportelli nè biglietterie automatiche. Il controllore scorre una tabella per trovare il costo del biglietto richiesto, prende un blocchetto e una penna e scrive la ricevuta: stazione di partenza, di arrivo, importo, data e ora.
Mi dimentico dei miei pensieri precedenti e sbotto: "Ma dovete scrivere tutto a mano?"
Il controllore mi guarda stupito, forse non sa se sentirsi offeso o commiserato. Dopo un attimo decide che la domanda è ingenua e risponde: "Sui regionali sì. Comunque noi facciamo quello che dice il padrone." Dopo un altro istante, forse per sdrammatizzare: "Però ci sono i lati positivi. Questo funziona sempre. Il peggio che può capitare è che la penna non scriva, ma basta averne una di riserva."

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