giovedì 10 luglio 2014

Dottorato perché?

Sotto il sole, in chat o davanti a un aperitivo ho chiacchierato con degli amici dottorandi o freschi di titolo. Qualcuno pensa ai soldi e alla carriera, non importa dove: dirigente in un'azienda o in un ente pubblico. Qualcuno non sembra avere aspirazioni, nè in termini monetari nè di soddisfazione lavorativa: fa il programmatore in un'azienda di software bancari, passando le giornate a scrivere codice in un linguaggio obsoleto. Più d'uno pensa di continuare con assegni di ricerca o contrattini, finché è possibile, e poi si vedrà: per ora ha deciso che il lavoro di ricercatore è il migliore, ma non vuole scommettere su questa carriera, non è disposto a passare un periodo all'estero o ad allontanarsi dal partner. Qualcuno invece ci prova, con un po' di pessimismo, perché è sempre più difficile trovare un posto decente per un periodo non troppo limitato, perché di decine di domande forse ne va bene una, perché ha passato qualche mese senza contratto (e senza diritto alla disoccupazione). Tanti finiscono a lavorare a scuola, anche alle medie, e sono contenti se hanno un posto per un anno intero. I più ambiziosi sono già emigrati appena dopo il dottorato.
E io? Non mi sento di appartenere a nessuna delle categorie qui sopra.
La carriera non mi interessa, nemmeno quella universitaria! Voglio fare quello che mi piace, e se questo comporta entrare in accademia, cercherò di farlo. Non mi interessano i soldi: se ne ho abbastanza per vivere in modo decente, mi basta. Sarà un po' dura a Toronto, visto che ho qualche esigenza in più: non più studentato, ma un appartamentino per me, non un semiinterrato come va di moda, con un paio di finestre che guardino su un po' di verde, niente moquette, una lavatrice per me e non condivisa... Non mi interessa il prestigio e infatti ho accettato un altro dottorato. Però voglio poter lavorare in un ambiente dinamico e con dei giovani, organizzato e funzionante, senza emergenze croniche di personale. Voglio la mia libertà di ricerca. Sono stufa di dover elemosinare contrattini e non ne posso più di rovinarmi il fegato cercando di entrare nella scuola.
Voglio avere a che fare con persone oneste e poter avere rapporti umani con chi mi sta intorno. Voglio regole chiare, semplici ed eque, in quello che devo fare. Voglio che le posizioni di potere o di responsabilità siano affidate a persone competenti e oneste. Voglio avere la possibilità di sfruttare le mie capacità. Sono viziata?

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