Ho un'ottima opinione della società canadese, ma in realtà non la conosco. Da dove viene allora il mio pregiudizio? In parte dai commenti di tante persone (probabilmente non è molto intelligente dargli retta) e in parte dalla mia piccola esperienza personale.
Mi hanno quindi stupito molto i commenti di tanti lettori di un sito di notizie che in primavera ha pubblicato un articolo sul ricorso di tre persone contro il giuramento alla regina. Chi vuole diventare cittadino canadese, oltre a soddisfare dei requisiti e passare un test, deve infatti giurare fedeltà alla costituzione e alle leggi del Canada e alla regina di Inghilterra. So di questa storia perché uno dei tre riccorenti è il mio capo. I motivi del ricorso, solo contro la parte del giuramento che riguarda la regina, dei tre sono vari: una è rastafariana e per la sua religione la regina impersona il diavolo; uno è irlandese e credo che non abbia molta simpatia per i sovrani d'Inghilterra; l'ultimo ritiene che tutte le persone siano uguali, che la monarchia sia un retaggio del passato e che sia ora di superarla, almeno dove è possibile senza troppe complicazioni formali e legislative. Inoltre il giuramento non è richiesto a chi nasce con la cittadinanza canadese, ma solo a chi la acquisisce, creando quindi due categorie di cittadini.
I commenti dei lettori del sito affermavano che le tradizioni del Canada richiedono il giuramento e che chi arriva le deve accettare; oppure che il giuramento è simbolico e non comporta nulla di pratico, quindi può essere prestato senza conseguenze (ma appunto perché non ha nessun significato potrebbe essere abolito senza danno!); o ancora che chi è immigrato sapeva fin dall'inizio che le leggi canadesi sono queste, e se vuole restare deve adeguarsi. Il tutto condito con qualche insulto e commenti anche razzisti.
Non ho mai percepito quest'atmosfera qui, ma è anche vero che sono sempre rimasta a Toronto, dove metà della popolazione è nata all'estero (e probabilmente buona parte del resto è figlia di immigrati).
E' da poco uscita anche la sentenza di appello che rigetta il ricorso: 51 pagine per affermare che non è necessario credere nel giuramento e che si può affermare la propria contrarietà ad esso, ma che va prestato. Mi sembra che i giudici si siano arrampicati sugli specchi per garantire la libertà di pensiero e di espressione, almeno formale, ma non scontentare i tradizionalisti e l'opinione pubblica.
Può sembrare una battaglia secondaria e priva di importanza, portata avanti da persone che hanno tempo e soldi da perdere. Però io penso che questa battaglia può cambiare la vita a tante persone che sono nella stessa situazione ma non possono permettersi un avvocato o il rischio di non prendere la cittadinanza. Inoltre può anche cambiare la percezione della nazionalità o della fedeltà a una nazione: penso che sia un concetto superato e che piccoli cambiamenti come questo possano contribuire a un passo in avanti verso l'uguaglianza vera di tutti.
E in fondo un po' di idealismo non fa male!
giovedì 21 agosto 2014
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento