In questi giorni Dror ha un ospite, invitato per lavorare con lui su qualcosa che Dror ritiene veramente nuovo e "perpendicolare" a tutto quello che sa sui nodi. Non ho le conoscenze e la capacità per capire se quello che lui fa è significativo o meno, però assistendo ai suoi seminari-maratona ho avuto un'impressione negativa, non tanto dei contenuti, che appunto non so giudicare, quanto della "metafisica", della sua "filosofia" della matematica.
Il suo modo di fare matematica (per quello che riguarda questo particolare argomento) è quello di fare tanti conti, tutti a mano e senza il supporto di un computer. Le sue congetture si basano quindi su uno o due casi particolari, e quindi, per quanto vere si potranno dimostrare in futuro, per ora non c'è prova (direi "evidence", comincio già a mescolare le lingue...) che siano sensate.
Anche il suo modo di raccontare la matematica non mi piace: nei seminari ha usato un formalismo abbastanza complicato, nonostante lavori sugli stessi argomenti da anni; scrive alla lavagna tanti dettagli e conti che sono inutili perché non aggiungono comprensione per chi ascolta; parla molto delle sue congetture che sono però fuori portata, almeno al momento.
Forse riesco a focalizzare meglio quello che non mi piace: per me il fine del fare matematica è dare un senso, aumentare la comprensione. Per questo serve mettere in relazione quello che a prima vista sembra scollegato, inventare nuovi modi per usare attrezzi vecchi, costruire attrezzi nuovi, fare conti per avere dati su cui fare congetture, verificare in maniera empirica e teorica. Ma quello che conta è comprendere (c'è anche la questione dell'eleganza e della matematica come arte, ma penso che venga dopo).
L'ospite invece sembra preso dai conti, immerso nei suoi sogni e poco propenso a rendere il suo lavoro accessibile ad altri. Poi però quando ha l'occasione di parlarne non smette più. Se gli si fa una domanda sulla motivazione per cui una cosa funziona e non sa rispondere, non sembra interessato a scoprire perché e ricade nell'elencare casi o nel raccontare i suoi sogni. Sembra non interessato a dare agli interlocutori quello che chiedono, ma forse si aspetta che loro siano interessati a quello che lui fa semplicemente perché lui lo è ("non è meraviglioso?").
Chiacchierando durante un seminario ha detto che il dottorato l'ha fatto senza avere un vero relatore (a quanto pare all'epoca nell'Est si poteva); è una cattiveria, ma mi verrebbe da dire: "Si vede!"
sabato 23 agosto 2014
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