Mi serve un conto corrente canadese: a che banca rivolgermi? Scopro che esistono banche di credito cooperativo, la più vicina è a 10 minuti a piedi. Si chiama Italian Canadian Savings and Credit Union, sarà un buon segno?
Entro: la stanza è spaziosa e quasi vuota, ci sono tre persone dietro il bancone, chiedo informazioni per aprire un conto e l'unico uomo mi fa accomodare in uno dei tre uffici. Si presenta come Giovanni, scopro poi che è il direttore di filiale e che di italiano ha anche il cognome. Mi guarda quasi con sospetto, sembra che non capisca perché la borsa di dottorato deva pagarmela l'università di Toronto e non lo stato italiano e che differenza ci sia tra undergraduate e graduate. Poi man mano, forse rassicurato dalle risposte e dai documenti, si lascia andare: sua madre è ciociara (almeno credo, lui dice "sciosciara") e il padre calabrese. Il mio cognome non lo convince, sarà vero che sono italiana?
Compila a mano una sfilza di moduli fotocopiati, scrivendo più volte gli stessi dati. Chissà se non sono ancora arrivati i software per moltiplicare la carta e scrivere più volte gli stessi dati (o come dice la versione ufficiale per snellire la burocrazia e rendere più facile e veloce il lavoro). Anche qui hanno il modulo in cui devo dichiarare di non essere statunitense, ma qui mi sembra avere più senso che in Italia.
Attiva l'internet banking e mi fa vedere come accedere: username e password sono il numero di conto! Mi dà il libretto su cui evidentemente scriveranno le operazioni! Ma assicura che se lo dimentico non è un problema, possono risalire al mio conto dal mio nome...
Per pagare l'affitto mi dice che ci sono i cheques (assegni) e i draft (vaglia) e che i proprietari preferiscono questi ultimi perché sono prepagati. Comprare gli assegni costa 25 dollari per 50 assegni, e i vaglia 7 dollari l'uno. Ecco perché il conto è gratis!
Chiede a Giulia, la ragazza al bancone, se ha una carta bancomat disponibile: sì, è l'ultima. Hanno qualche problema con l'attivazione, così mentre aspetto mi offre un espresso, mette un bicchierino sporco, aspetta che la macchina si scaldi, se ne va, ritorna, si accorge che il bicchierino è sporco, lo scambia con l'altro. Io bevo il caffè mentre il suo si sta preparando, lui torna dietro il bancone e se ne dimentica.
Giulia ha studiato lingue ed è stata a Siena per 6 mesi. Dice che la città è piccola. Siccome non riesce ad attivare il bancomat, lascia la postazione a Giovanni, apre un cassetto e ne estrae un lecca-lecca, che inizia a gustare, prende il suo bicchierone di plastica e succhia dalla cannuccia. L'altra signora al bancone parla portoghese e propone uno scambio linguistico. Tre persone che sembrano lì a far passare il tempo, in più di un'ora è entrato solo un altro cliente. A un certo punto mi viene anche il dubbio che la banca sia una copertura, che magari ci sono sotto strani affari, ma poi penso che sto pensando troppo italianamente e che qui tutti si fidano e le cose sembrano funzionare.
Alla fine il bancomat funziona, mi fanno scegliere il pin ed inserirlo direttamente. La carta sembra già usata: le riuseranno? Pensare che in Italia mandano la carta bancomat per posta e consegnano il pin in banca su un foglio coperto in una busta sigillata.
Mentre aspetto che Giovanni mi dia le istruzioni per fare un bonifico internazionale dall'Italia al mio nuovo conto, Giulia toglie da un cassetto dei foglietti che sembrano assegni e si mette pigramente a fotocopiarli.
E il motivo per cui sono andata lì è passato in secondo piano: sono membro della banca, ma non ho capito che diritti e doveri ho; quando ho provato a chiederlo non ho ottenuto risposta.
Ora sarei curiosa di andare in un'altra banca e vedere se lavorano nello stesso modo.
martedì 5 agosto 2014
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