venerdì 12 settembre 2014

AIRE

Mi scrivono i miei genitori: "Si è presentato un vigile urbano per l'iscrizione all'AIRE da parte tua. Ha premesso che lui non sa come funzioni l'aire, però ha voluto sapere chi, se tu o noi, abbiamo fatto domanda. Dove sei tu? Alla risposta che ti trovi in Canada da un mese e mezzo è trasalito e ha dedotto che effettivamente puoi aver fatto domanda. Dopo ha chiesto chi vive in casa nostra; alla risposta che solo noi due è passato alla descrizione della casa: cucina, soggiorno (che ha visto), e quante stanze? alla risposta tre, allora due bagni; no, uno solo! Sguardo perplesso.
A quel punto gli ho fatto presente che la figlia è partita, ma la casa è rimasta com'era! siamo qui da diversi anni ed il comune sa come è composta.
Lei deve sapere che l'iscrizione all'aire è una faccenda che richiede cautela! Cosa fa vostra figlia in Canada?
Alla risposta che siccome non l'hanno voluta in Italia se n'è andata per studiare e lavorare ci ha fatto i complimenti.
Nel giro di un anno avrete, credo, altre tre visite per confermare quanto dichiarato e verificare la situazione."

Vista da qua l'Italia sembra una gabbia di matti.
Sì, ho fatto domanda di iscrizione all'AIRE (anagrafe italiani residenti all'estero). Del resto è obbligatorio iscriversi se si risiede all'estero per più di 6 mesi. Ma non c'è sanzione per chi non rispetta l'obbligo e anzi si può regolarizzare la propria posizione in qualunque momento.
Ho fatto domanda sia per poter votare da qua in caso di prossime elezioni, sia perché in passato il governo ha stanziato fondi per il rientro dei cervelli (e spero anche del resto del corpo...), ma pare che l'unico modo per dimostrare di essere stati all'estero fosse proprio essere stati iscritti all'AIRE. Naturalmente non è detto che le regole sul rientro dei cervelli siano o saranno le stesse, ma spesso si basano su quanto è stato fatto in precedenza.
Inoltre, visto che ho l'assicurazione sanitaria qui, mi sembra giusto sospendere quella italiana, che non uso, sarà un risparmio minimo per lo Stato, ma mi sembra corretto.
Per iscrivermi è bastato compilare un modulo e mandarlo via email al consolato; mi ha telefonato una funzionaria un paio di giorni dopo per chiedere un documento per verificare la residenza (una bolletta, o il contratto di affitto ecc). Ne ho approfittato per chiedere se dovevo comunicare qualcosa in Italia e mi ha risposto di no, un po' sorpresa dalla domanda. Forse non tutti i comuni sono così organizzati come quello di Trento e non tutti mandano i vigili urbani a controllare.
Dopo questi fatti mi è vento il dubbio che magari dovrei dire alle autorità di Toronto che sono residente qui. Nemmeno il Canada sa dove abito, visto che quando sono entrata nel Paese e mi hanno dato il permesso di soggiorno non avevo ancora una casa. Ovviamente lo può sapere tramite l'università e tramite il servizio di assicurazione sociale a cui mi sono registrata per lavorare. Ho cercato se c'è qualche modulo da compilare o qualche pratica da sbrigare, ma non ho trovato nulla. L'unica cosa possibile è richiedere una carta di identità dell'Ontario (nemmeno nazionale!) che può essere richiesta solo da chi non ha la patente.

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