venerdì 2 gennaio 2015

Joshua Tree National Park

Giorno di Natale un po' particolare. Quante cose mi hanno colpito in questa giornata!

Qui essere in due su una macchina è già considerato "carpooling". E la macchina fotografica del tablet fa questo strano effetto se fotografo dalla macchina che viaggia abbastanza veloce.
Vedere la neve sulle cime, quando in valle ci sono 15 gradi. Ho anche visto i cespugli che rotolano sulla strada, come nei film western o nel gioco di auto Lotus a cui giocavo quando ero alle medie: Bruno mi batteva sempre e io battevo sempre Jenny.
Ai limiti del deserto c'è una riserva indiana: casinò e centro commerciale. Lì vicino un inaspettato enorme parco eolico. Sembra non curato: molte pale erano ferme e alcune torri sono danneggiate.
La strada si inoltra sempre più nel deserto.
E nel deserto ci sono case, chissà cosa fa la gente che vive lì, e una cittadina: da dove prenderanno l'acqua?
Gli alberi che danno il nome al parco, chiamati alberi di Giosuè dai Mormoni che arrivarono qui.
I monzograniti, rocce che sembrano cumuli di sassi sparsi qua e là. Ci arrampicano nonostante la presenza di serpenti a sonagli.
I miei amici che a stento escono dalla macchina per vedere queste meraviglie e non fanno nemmeno due passi intorno. D'accordo che sono già stati qui più di una volta, ma dopo aver guidato più di due ore come si fa a non volersi godere lo spettacolo e immergersi dentro?
Il vento freddo al passo a 1500 metri.
Lo smog di Los Angeles e la polvere del deserto.
La vegetazione che cambia radicalmente pochi kilometri più in là. Qui si incontrano i deserti del Mojave e del Colorado e si trovano flora e fauna di entrambi.
I cactus cholla, che hanno spine con microscopici uncini rivolti all'indietro per attaccarsi meglio.

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