Sabato volevo andare a camminare. Dopo il bel sole di venerdì, sabato mattina nevicava leggermente, così ho optato per un percorso in città, senza dover prendere una corriera e magari rimanere bloccata nel traffico dovuto alla neve. Avevo già adocchiato una bella striscia verde sulla cartina, vicino a North York. L'inizio però è stato deludente: uscita dalla stazione della metropolitana (con relativo centro commerciale), non trovo un cartello nè un sentiero. Una stradina finisce in un'area per cani e un golf club con cancello e lucchetti e cartelli di divieto d'accesso. Dietrofront, provo a seguire il fiume, nella neve fresca, sotto i cavalcavia degli stradoni, ma non c'è niente da fare, non si passa. Torno al golf club, vedo una persona con il cane dentro e le impronte di tanti che hanno aggirato la recinzione e decido di infrangere queste fastidiose proprietà private. Quando c'è un posto bello qui, o è privato o ci vanno con i cani. La strada è stata tracciata da uno mezzo spalaneve non troppo recentemente, e sono passate molte persone a piedi. Seguendo il fiume e delle tracce non troppo fresche arrivo sotto un cavalcavia dove c'è una rimessa dei mezzi comunali. Seguendo l'istinto vado sotto il cavalcavia e trovo una traccia che sale per le pendici della ravine tra gli alberi. Però si interrompe nel retro di una casa e non dall'altra parte c'è un pendio ripido. Passo per il giardino privato e raggiungo la strada, dopo un po' trovo l'entrata di un parco e posso scendere di nuovo lungo il fiume. Incontro qualche coppia con il cane, un gruppo a spasso e un signore che fa fondo.
Scavalco un'altra recinzione senza accorgermi che basta fare il giro all'impianto di controllo delle acque e trovo una strada asfaltata. La seguo fino a... delle piste da sci! Ecco cos'erano quelle righe colorate sulla cartina: le due seggiovie. Impianti costruiti da una ditta altoatesina. Piste un po' povere: 43 metri di dislivello, ma qualche sciatore e snowboarder c'è.
Il parco finisce, ma secondo la cartina ce n'è un altro più avanti. Lo cerco e lo trovo, peccato che non ci sia nessuna indicazione. Quanto mi manca la SAT! Qui se ci sono segnali sono triangolini bianchi, chissà perché hanno scelto un colore che si mimetizza così bene. Il parco finisce presto e mi ritrovo su Bathurst. Secondo la cartina anche di là dalla strada si può continuare per un pochino. Però bisogna passare per un'altra proprietà privata, un college ebraico. Ci provo, seguendo la strada che porta al baracchino con la stanga. Non vado nessuno e sto per passare, invece il portinaio c'è e mi ferma. Ha voglia di chiacchierare, forse perché sarà da solo tutto il giorno in un baracchino a controllare chi entra ed esce. Quando gli dico che sono italiana mi dice che è stato nelle Dolomiti, poi, visto che vengo da Trento, mi chiede se conosco qualche base jumper perché sarebbe curioso di conoscerne uno. Non sa niente dei sentieri del posto dove lavora, ma gli mostro la mia mappa e lui mi lascia passare. Dopo pochi metri comunque attraverso un ponte ed esco dalla proprietà privata. Seguo delle impronte nella neve che evidentemente seguono un sentiero non segnato e trovo un bel parco con una passerella in legno, grandi capanne dove cucinare e mangiare, giochi per i bambini. A un certo punto un rumore ripetuto mi ferma. Individuo il responsabile sul tronco di un albero. Mi fermo un po' a guardare e ascoltare.
Trovo anche gli effetti del lavoro dei picchi. Sullo sfondo però i palazzoni mi ricordano che sono in una metropoli.
Il bel sentiero nel parco finisce perché una recinzione blocca il passaggio. Torno sulle strade e raggiungo Finch Avenue. Ora seguo lo Hydro Corridor, con i campi da calcio e quella che d'estate è una pista ciclabile: non c'è quasi nessuno, ma la stradina è stata spalata. Due passi fuori dalla stradina mi avvertono che c'è quasi mezzo metro di neve. Un signore fa fondo. Un po' lo invidio e mi chiedo perché non c'è nessun altro.
Tornata su Bathurst cammino un po' verso sud prima di prendere l'autobus. Un cartello mi fa sorridere: quanti sono 3.8 anni?
Dall'autobus che va semplicemente verso sud vedo tanti centri culturali o scuole ebraiche, non mi ero accorta che fossero così tanti. Forse mi fanno impressione perché in Europa sono rimasti pochi ebrei e di solito non si fanno molta pubblicità. E' bello qui che possano affermare quello che sentono di essere senza aver paura. Però i cartelli di raccolte fondi con le foto degli insediamenti israeliani o le pubblicità che invitano a investire in obbligazioni dello stato di Israele un po' mi inquietano: la libertà di qualcuno è per forza l'oppressione di qualcun altro?
domenica 8 febbraio 2015
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