A mio papà quest'anno ha dato fastidio la telecronaca del giro d'Italia; dice che i commentatori non parlano che di Aru, e la stessa cosa succede negli altri sport: nel motociclismo c'è solo Rossi, nella Formula 1 solo la Ferrari, e così via. Per lui il servizio pubblico dovrebbe dare una visione più ampia e obiettiva, non parteggiare per qualcuno.
Anch'io ho notato lo stesso fenomeno seguendo qualche riassunto delle tappe: c'erano corridori molto in forma che andavano in fuga quasi ogni giorno, ma le loro imprese passavano in ombra perché i commentatori erano concentrati sul duello tra Aru e Contador. Per esempio mi sarebbe piaciuto sentire un'intervista a Kruijswijk.
Questa visione mi sembra molto in linea con quanto sta succedendo in tutta Europa: ognuno è concentrato sul suo pezzettino e non vede le cose da punti di vista diversi o con uno sguardo obiettivo: l'indifferenza per i morti nel Mediterraneo, gli accordi deludenti per accogliere i profughi, la freddezza della Germania nei confronti della Grecia, il numero crescente di voti ai nazionalisti in Paesi come Francia e Regno Unito mi sembrano facce della stessa medaglia. Forse se fossimo abituati nelle cose frivole, come lo sport, ad accorgerci degli altri e immedesimarci anche in chi per qualche motivo è diverso (per nazionalità o lingua o provenienza) sapremmo guardare alle cose importanti con più obiettività e giustizia.
lunedì 1 giugno 2015
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