Campagna? Forse no, ma non so come chiamare quel posto: "fuori città"? implica una negazione (cosa manca) più che un luogo positivo. Però campagne ne ho viste proprio poche.
Sicuramente una volta era campagna: in un sito accanto alla farm si trovano delle badlands (biancane), che sono state originate dal disboscamento e dal pascolo all'inizio del Novecento; in molti settori si trovano prati o bosco giovane, segno che una volta erano sfruttati. Nei due prati segati nella proprietà dell'università si vede qualche punto dove affiora la roccia: che siano un altro inizio di badlands?
Ci sono case (non le chiamerei fattorie: non sono per agricoltura o allevamento) sparse: alcune circondate da boschi, altre da un giardino, altre da prati e cavalli. Ma non sembra che la gente viva del lavoro della terra e non si vedono nemmeno delle stalle. Che lavoro farà chi abita qui?
Mi fa comunque impressione che quasi tutta la frutta e verdura siano importate da Stati Uniti, Messico e resto del mondo, mentre quei posti sembrano completamente ignorati dall'agricoltura. Vero che probabilmente non cresce molto per la maggior parte dell'anno, e che si trovano prodotti canadesi (stento a dire locali se vengono semplicemente dall'Ontario, che è enorme) per i vegetali più "nordici" (patate, rape, cavoli, mele...). Chissà se hanno pensato di fare biodiesel. Sarebbe meglio farlo qui che sottrarre campi nei Paesi più popolati e la cui economia è molto dipendente dall'agricoltura. Ma forse anche questo sarebbe un incubo: distese sterminate di grano e soia (probabilmente transgenico e coltivato con abbondante uso di prodotti chimici). O forse ci sono già enormi estensioni, basta fare una ricerca online per scoprire che in Ontario il 2% del carburante deve essere bio (il 4% dal 2017, e i produttori l'anno scorso si lamentavano per il ritardo nell'introduzione della soglia più alta).
Forse non sono la persona più adatta a lamentarmi della monocoltura, visto che vengo da un posto pieno di viti e meleti.
Qui almeno sopravvivono grandi spazi di boschi e paludi. Forse sopravvivono perché vivere, allevare e coltivare qui non è redditizio: accanto alla proprietà dell'università c'è una casa, un pickup, una ruspa, una barca a motore e altro materiale, tutto abbandonato. Ma si trovano anche viste incantevoli, basta saper guardare.
Tutto mi sembra comunque troppo grande: le strade larghe e lunghissime, le case distanti, le proprietà enormi. Non so perché questo non mi sembra una misura umana. Penso ai masi chiusi dell'Alto Adige, nati per evitare la frammentazione della proprietà in pezzi troppo piccoli per il sostentamento, e a quanto invece una famiglia dovrebbe lavorare qui per coltivare tutta la proprietà di una fattoria. Chissà perché io penso sempre in piccolo.
E mi sento persa senza le montagne: come si fa a capire dove si è se ci si trova in mezzo a un bosco? senza una direzione per salire e una per scendere, senza una cima o almeno un colle all'orizzonte? Però qualche particolarità geologica c'è anche qui, lungo il Niagara escarpment: una crepa nella roccia, che mi ricorda quella della Valle Stretta in Piemonte.
mercoledì 24 giugno 2015
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento