Sabato durante la gita ho chiacchierato con un ucraino che vive qui da quasi vent'anni. Dice che vive con poco, che ha eliminato tante comodità, o non le ha mai avute. Per esempio non ha il cellulare nè la macchina.
- There are so many things I can live without.
- Live happily?
- Content.
Però non è una persona senza interessi: durante la gita precedente gli avevo detto due parole su quello che studio e lui si è informato e ha letto qualcosa a riguardo.
Non gli piace tornare in Ucraina, ma quando ci va apprezza il cibo, tutto è più buono, dai pomodori alla carne, perché i contadini non hanno soldi per comprare prodotti chimici, quindi usano prodotti naturali e rispettano i tempi di crescita delle piante. Non lo dice con un tono di rimpianto di un'età dell'oro, ma come constatazione. Mi è tornata comunque alla mente la storiella che racconta qualche volta mio papà, forse reale e forse no, del dialogo fra un contadino e un "sior":
- Voi contadini no savè cosa che gavè, senti che bona la salata!
- Sì, ma entant el polastro el magnà voi.
Un'altra compagna di gita raccontava la sua esperienza come bar manager in uno spogliarello esclusivo di Washington D.C., chissà quanto reale e quanto ricamata, tra ricchi e potenti, ragazze che si fanno usare, criminalità. Un lavoro che lei dice di essersi guadagnato e aver mantenuto perché era furba, non rubava, non beveva e non andava a letto con il partner di nessuno.
Qui mi sembra di incontrare sempre persone assolutamente normali con esperienze un po' fuori dal comune. O forse sto solo allargando la mia percezione di normalità.
martedì 25 agosto 2015
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