lunedì 17 agosto 2015
Proprietà privata
I genitori di un'amica erano in visita a Toronto e alloggiavano in una stanza affittata da un privato tramite un sito. Rincasando la sera, hanno trovato la porta d'ingresso aperta e due giovani in salotto che stavano chiacchierando. Volevano andare in camera ma non la trovavano. I due ragazzi hanno chiesto cosa cercassero ed è venuto fuori che i genitori avevano sbagliato casa! I padroni di casa li hanno gentilmente accompagnati nella casa giusta.
Ho lasciato le chiavi a un'amica perché annaffiasse le mie piante mentre ero via. Per entrare nel mio appartamento si passa nel corridoio di quello al piano di sotto, dove vivono due ragazze. Quando sono tornata mi hanno detto che si sono spaventate quando la mia amica è venuta in casa mia. Però non le hanno nemmeno chiesto chi fosse e cosa ci facesse in casa loro.
Questo mix di fiducia, disponibilità, accoglienza (magari con un po' più di avvedutezza) è quello che voglio portarmi in Italia, perché non ci sia più nessuno che urla: “Se entri in casa mia in piedi, puoi uscire steso”.
Per contro, la terra è in gran parte privata, anche i boschi e i terreni improduttivi. Per legge non si può campeggiare sul privato, solo sulla "crown land", ma non ho ancora capito come fare a capire dov'è. Perfino il Bruce Trail a volte fa delle deviazioni di un paio di kilometri perché il proprietario della terra non dà il permesso di passare nel suo bosco. Questo non me lo voglio portare via, mi sembra meglio per tutti se gran parte della terra è pubblica. La nostra tradizione delle ASUC, delle Regole o delle Comunità Montane, nata dai bisogni e dalla scarsità di risorse, ha prodotto qualcosa di più evoluto e più equo dell'abbondanza e della ricchezza che c'è qui. Un'altra incarnazione del verso: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".
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