Qui funziona così: gli studenti universitari pagano per ogni corso a cui si iscrivono (e non possono dare l'esame se non sono iscritti); si possono ritirare fino a circa metà semestre, ma più passa il tempo, meno soldi gli vengono rimborsati.
Hanno poi una sola possibilità per passare il corso, se gli va male devono riseguire il corso (e pagare di nuovo) e il fallimento viene registrato nel libretto. Dico "passare il corso" e non "passare l'esame" perché l'esame è solo una parte del voto: il resto è dato da una combinazione variabile di compiti a casa, prova intermedia, quiz scritti durante lezione o esercitazioni, "partecipazione" (peggio che a scuola!), stage o progetti esterni, relazioni, presentazioni, seminari... Il sistema è deciso dal docente e comunicato nella prima lezione e sui documenti ufficiali, può andare da un estremo all'altro: 70% esame e 30% compiti a casa fino a una divisione che ho visto realmente: 10% quiz (i 4 migliori voti su 5 quiz), 20% compiti a casa, 40% due esami scritti durante il semestre, 10% partecipazione, 10% relazione, 10% presentazione in classe, opzionale 10% di stage per chi è sotto una certa soglia.
La rigidità dello schema di valutazione fa sì che alla fine si deva solo sommare punteggi e calcolare medie pesate, piuttosto che valutare la padronanza di concetti e metodi e la capacità di applicare le conoscenze acquisite. Questa è valutazione?
Penso che questo sistema sia un ottimo modo per far lavorare la gente, ma un pessimo metodo per farla lavorare in modo utile e per responsabilizzarla. Il risultato infatti è che i compiti a casa non sono un mezzo per imparare ma un fine: bisogna farli per avere un buon voto. E quindi va bene tutto, cercare in internet, copiare, scrivere qualcosa anche se non si ha la più pallida idea di come rispondere, sperando di racimolare qualche punto... anche se non si capisce, perché l'importante è il voto.
Non sono convinta della bontà di un sistema che premia anche chi non ha capito ma ha trovato il posto giusto da cui copiare.
Per me è sbagliato valutare i compiti a casa anche da un altro punto di vista: mentre si impara gli errori sono auspicabili, dovrebbero essere segnalati ma non pesare negativamente. Il miglior modo per imparare è sbagliare e riprovare. A un certo punto lo studente dovrebbe sentirsi pronto, a quel punto decide di sostenere l'esame e allora sì gli errori pesano, perché non sono più parte del processo di apprendimento, ma sono rimasti anche quando lo studente pensava di essere pronto. Per questo l'esame dovrebbe essere sostenuto un po' di tempo dopo la fine del corso, per lasciare a ciascuno il tempo di prepararsi. Invece qui tutti gli esami (se il corso li prevede) sono svolti da una a quattro settimane dopo la fine dei corsi. Quindi si studia per l'esame e poi si dimentica.
Mi rendo conto che chi non si sa organizzare o gestire trova più facile il sistema in cui ogni settimana ha qualcosa di preciso da fare. Ma così non imparerà mai a organizzarsi.
Forse il sistema italiano è esagerato nell'altro senso: 5 appelli spalmati su un anno per un esame sono un po' tanti. E anche la possibilità di sostenere l'esame un numero arbitrario di volte non aiuta a responsabilizzarsi. Ma un equilibrio si potrebbe trovare (ad esempio limitazioni nel voto dopo la terza volta che uno studente "prova" un esame).
Altra cosa che qui manca completamente sono gli esami orali. Penso sia una grave mancanza. È molto utile confrontarsi verbalmente con chi è più esperto, sia per l'apprendimento che per la valutazione. Con poche parole studente e docente possono capire i punti deboli e il livello di preparazione.
Riguardo all'esame del mio corso, mi hanno colpito vari aspetti. Alcuni studenti non sanno scrivere in inglese: frasi senza verbo, senza complementi, con due verbi, con gerundio invece di infinito, ecc. Confusione tra "it's" e "its", tra "their" e "they're": è vero che si scrivono in modo simile ma sono cose completamente diverse! Questo mi pone degli interrogativi: che cosa capiscono a lezione? che cosa scrivono negli appunti? capiscono il libro?
Alcuni non leggono le domande, o leggono e poi rispondono a una domanda diversa. Alcuni mimano la struttura logica (let, define, if... then...) a sproposito. Alcuni copiano: copiano i compiti da internet, e anche se non trovano risultati rilevanti copiano lo stesso; copiano le soluzioni viste a ricevimento, anche se nell'esame la domanda è diversa.
Certo problemi simili ci sono anche in Italia, magari declinati in modo diverso.
Non sono questi risultati di un sistema che invita a "lavorare" piuttosto che a comprendere? Non dovremmo puntare sulla comprensione e smascherare chi "mima" o impara a memoria?
mercoledì 2 settembre 2015
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento