lunedì 7 settembre 2015

Aamjiwnaang

Il cartello che indica la riserva, con il fiume St. Clair, il retro di un enorme cartello che segnala l'oleodotto e vieta di ancorare e dragare, e un'industria statunitense con l'edificio in rovina.

Lo scorso fine settimana ho fatto qualcosa di diverso dal solito: nè bici nè camminata. Sono invece andata con un gruppo ambientalista a Sarnia, nella riserva degli Aamjiwnaang, una delle First Nations con grandi problemi di inquinamento dovuti alle industrie chimiche e alle raffinerie che la circondano.
Non mi interessava molto la marcia di protesta chiamata "Toxic Tour": penso che non abbia un grande impatto (qualche centinaio di persone in una zona industriale dove non passa nessuno) e che molti dei partecipanti fossero lì un po' per partito preso, per protestare contro il capitalismo la globalizzazione (con un iPhone in mano a scattare foto e pubblicarle su Facebook e qualcuno anche avendo guidato per quattro ore invece di prendere l'autobus). Io volevo conoscere: toccare con mano l'economia del Canada (e globale); vedere come vivono i nativi e sentire cosa pensano.
La cittadina più vicina alla riserva si chiama Sarnia e si trova nel sud ovest dell'Ontario al confine con gli USA, sul fiume St. Clair che collega il lago Huron con il lago Erie. La zona a sud di Sarnia è chiamata Chemical Valley e ospita una miriade di impianti chimici e raffinerie (almeno una cinquantina). Il rumore degli impianti è costante. La mattina si sentivano anche le sirene antinebbia delle navi. Sotto al fiume passano gli oleodotti e un tunnel ferroviario e stradale.
Una delle raffinerie.
La gente (solo nativi!) che vive lì ha un alto tasso di tumori e problemi respiratori (tanti hanno l'asma), il tasso di natalità è di 2 bambine ogni bambino e pensano che questa anomalia sia dovuto a qualche sostanza chimica. Al di là del confine ci sono altre industrie chimiche, quindi se anche il governo canadese monitora quelle di qua (cosa che non sembra fare con troppo impegno) ma il vento soffia da là, può succedere che i livelli di sostanze inquinanti nell'aria siano comunque alti. Nell'acqua ci sono metalli pesanti e il governo consiglia di non mangiare più di una volta al mese il pesce pescato lì. Nel fiume i pali dei vecchi moli in disuso non vengono tolti per non smuovere il fondo e rimettere in circolazione le sostanze
depositate.
Nel 2012 il governo dell'Ontario ha approvato l'apertura di una centrale a gas, che all'inizio doveva essere a Mississauga, ma la gente di là ha protestato e il governo l'ha fatta spostare (spendendo 180 milioni di dollari per il trasferimento). I nativi invece sono pochi e le loro proteste non vengono ascoltate.
Molti indiani dalla riserva se ne sono andati in città per scappare dall'inquinamento: dei circa 2000 Aamjiwnaang, solo 800 vivono nella riserva. Da quello che ho capito sono rimasti soprattutto anziani e poveri. Nessuno gli ha mai detto dei rischi per la salute. Nel 1942 è stato aperto un impianto per la produzione di gomma sintetica, per rimpiazzare la gomma naturale che veniva dal sud-est asiatico occupato dai giapponesi. I lavoratori sono immigrati da altre regioni del Canada e si sono stabiliti a fianco dell'impianto. È nato un paese, Blue Water Village, che è arrivato a ospitare 2300 persone. I residenti a un certo punto hanno chiesto alla città di Sarnia di costruire le fognature, ma la risposta è stata negativa. Il comune non voleva incentivare a stabilirsi lì, per paura che una zona abitata limitasse l'espansione industriale e nuovi posti di lavoro. Come se i nativi non abitassero già un paio di chilometri più in là.
Impianti chimichi e stradone attorno al cimitero Aamjiwnaang.
Canada e USA stanno anche facendo lavori per costruire un oleodotto e "invertirne" un altro per portare le sabbie bituminose dell'Alberta fino a Sarnia, fino a Montreal e sui porti dell'Oceano. Poi i prodotti raffinati verrebbero esportati negli USA e in tutto il mondo. Ci sono proteste di tante persone perché l'estrazione e la lavorazione delle sabbie è molto inquinante, perché gli oleodotti passano attraverso tante riserve indiane, che ne avrebbero solo svantaggi, e perchè per trasportare il bitume delle sabbie, che è più denso, è necessaria una maggiore pressione, che rischia di danneggiare i vecchi oleodotti e provocare perdite. Ho visto i lavori per un pezzettino dell'oleodotto (Line 9), che passa accanto alla riserva in cui sono stata.

Tanti pensieri si sono rincorsi durante quei due giorni, e anche in seguito.

Ho capito perchè non mi piacciono le manifestazioni: sei una pecora in mezzo al gregge. Puoi solo urlare slogan, decisi da altri, o fare versi o portare cartelli con una frase più corta di un sms.

Una signora nativa che sembra sia una guida della comunità ha parlato di pratiche sostenibili, di riusare e riciclare, ma nella palestra-teatro del centro culturale, dove abbiamo mangiato, l'aria condizionata era esagerata, le posate erano di plastica e il tabellone sulla strada era uno schermo che è rimasto sempre acceso.

La signora in chiusura ha detto che è stato bello trovarsi intorno al fuoco la sera e cantare e ballare senza bisogno di alcol e droghe, come se questa fosse l'eccezione. Da quello che so le comunità native hanno forti problemidi dipendenze perché hanno poche opportunità di studio, lavoro ecc e non hanno un'identità forte.

I quattro o cinque nativi che hanno parlato hanno puntato molto sulla spiritualità, offrendo il tabacco al creatore prima di mangiare per ringraziarlo del cibo, dopo cena attorno al fuoco per ringraziare dei momenti insieme, e la mattina seguente gettandolo nel fiume. La maggior parte delle persone presenti non sembrava particolarmente spirituale ma si è adattata, chissà cosa avrebbe fatto di fronte dei riti religiosi più tipicamente occidentali.

Il capo, che avrà avuto 50 o 60 anni, ha detto qualche frase in ojibwe, poi ha continuato in inglese scusandosi che non sa bene la lingua dei suoi avi, la sta ancora imparando. Parlando della loro lingua, i nativi dicevano sempre "la lingua che ci è stata presa". Non so quanto duro è avere delle radici che sono state cancellate o sopraffatte da una cultura così forte e poco rispettosa.

La comunità Aamjiwnaang mi è sembrata ricca di umanità e pronta ad accogliere: ci hanno ospitato in un prato e hanno cucinato per noi. Dicevano sempre che bisogna essere gentili con gli altri. Dopo tutto quello che i bianchi gli hanno fatto passare fa impressione che siano così pacifici e concilianti.

Per certe cose mi sentivo un po' come in Uganda: le persone sono magari povere di mezzi o di cultura, ma sono pronte ad accogliere e condividere.

Mi chiedo però quale sia la reale partecipazione a queste iniziative da parte dei membri della comunità. Hanno organizzato e hanno parlato solo 4 o 5 persone. Alla cena e alla marcia erano sicuramente molti di più, ma non so valutare quanto sono uniti e se questa iniziativa era condivisa oltre un gruppo ristretto. Non che cambi molto rispetto alle iniziative che ci sono ovunque: di solito poche persone si impegnano tanto, alcune partecipano e la maggioranza se ne sta a casa propria.

Mi chiedo anche quale può essere una soluzione a quella situazione. Spostare le persone in un'altra zona? Chissà se se ne vogliono andare dalla terra su cui vivono da generazioni, dove hanno il cimitero e i luoghi sacri. E resterà comunque una zona molto inquinata in cui non è consigliabile vivere.

La soluzione locale comunque non risolve la questione globale. Come convincerci tutti a consumare meno? Ho poca fiducia nelle persone che ho incontrato se non cambiano strategia.
L'associazione che ha organizzato gli autobus non ha dato quasi nessuna informazione, io mi sono informata sulla situazione leggendo un libricino prodotto dai nativi e qualche sito internet.
I ragazzi che facevano rap impegnato, degli "artisti anarchici", come si definiscono loro, mi sembravano molto superficiali nei ragionamenti e nei testi delle canzoni: "salviamo l'acqua perchè l'acqua è fonte di vita" o una canzone che mandava a quel paese tutti e tutto, un po' come un certo comico italiano alcuni anni fa.
I nativi non sembrano aver fatto o fatto fare degli studi approfonditi sull'inquinamento: citando il lavoro di un gruppo di ricerca dell'università sembravano colpiti più dai metodi che dai risultati. La signora che parlava molto ha citato la fisica quantistica a sproposito, forse in modo un po' new age. Che credibilità può avere un gruppo di persone che non portano fatti a supporto delle loro idee e molte delle quali sono politicamente schierate in modo molto estremo?

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