martedì 24 novembre 2015

Merce o diritto?

Oggi ho condotto un breve laboratorio sulle trecce in una scuola superiore, un istituto tecnico-commerciale. È la prima volta che entro in una scuola canadese. Mi ha stupito l'aula di un'insegnante di matematica (a quanto pare gli insegnanti stanno fissi nelle aule e i ragazzi si spostano, non ci sono classi fisse): enorme, con una grande lavagna, un computer, un proiettore, armadi, poster, e tanto materiale; il tutto mi ha fatto un'impressione di disordine. Una zona è occupata da tavoli grandi per lavorare in gruppo (apparentemente non molto usati) e un'altra da banchi piccoli con le sedie fisse. Questi banchi sono singoli! Ci sarà cooperazione, cameratismo, almeno conoscenza dei compagni?
L'occasione del laboratorio era un math club che si riunisce una volta a settimana, i ragazzi vanno volontariamente e non sono obbligati a partecipare con costanza. Si portano il pranzo e mangiano durante l'ora, penso che non abbiano una vera pausa pranzo. Nonostante questo, 11 studenti si sono presentati e hanno partecipato attivamente. Mi hanno colpito alcune loro domande alla fine dell'ora.
- Ma perché ci si interessa alle trecce?
Ottima domanda! È sempre opportuno farsela. Risposta: ti dirò due motivi: 1) Non sappiamo quali saranno le applicazioni quando studiamo qualcosa di nuovo. È successo spesso: per trovare applicazioni prima bisogna avere una teoria abbastanza ricca. Quando sono stati inventati gli algoritmi come RSA, la teoria dei gruppi era già ben sviluppata. 2) Quando un fisico studia il moto di particelle nel piano, questo può essere formalizzato proprio con le trecce. Poi il fisico vorrà studiare anche cose più complicate: il moto di particelle nello spazio, ma se ha capito il caso più semplice poi sarà più facile capire il caso complicato...
- Chi studia topologia poi cosa fa di lavoro? Chi lo assume?
Le università sono sicuramente ancora interessate alla ricerca pura, senza necessariamente applicazioni dirette. Conosco poche applicazioni pratiche dirette della topologia (anche se non sono da tralasciare cose come computer graphics o shape recognition), ma quello che impari (a formalizzare, a maneggiare simbolismo, a tradurre un problema da un linguaggio ad un altro, a usare strumenti algebrici...) è molto ricercato da banche, assicurazioni, istituti di statistica, aziende informatiche, eserciti, da chi gestisce grandi quantità di dati o deve garantire la sicurezza dei dati...
- Ho sentito che ci sono aziende che pagano un salario pieno ai matematici purché lavorino per metà tempo su cose che interessano alle aziende. L'altra metà del tempo possono fare quello che vogliono.
Può darsi, ma devi essere veramente bravo.
- Ma si può diventare ricchi studiando topologia?
...

Avevo percepito che qui l'istruzione è soprattutto un mezzo per trovare un buon lavoro e guadagnare tanto.

Gli studenti italiani non mi hanno mai fatto domande del genere. Sarà perché ho avuto a che fare soprattutto con licei, mentre questa era una scuola tecnico-commerciale? Sarà perché i ragazzi italiani sono rassegnati dato che "devono" per forza studiare certe cose e non possono scegliere i corsi? Sarà che sono meno pratici e non pensano al futuro?
Forse tutto questo è in parte vero, ma a me sembra anche che in Italia e in gran parte dell'Europa abbiamo una visione dell'istruzione prima di tutto come arricchimento culturale, personale e della società. Ovviamente non tutto è positivo in Italia, spesso le scelte politiche non rispecchiano questa visione e non tutti la condividono. Ma mi sembra che pensiamo ancora che l'istruzione sia un diritto, non una merce da comprare.

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