domenica 29 novembre 2015

Sainte-Marie among the Hurons e un papà forse pacifista

A un paio d'ore di macchina da Toronto, sulla Georgian Bay, c'è un museo chiamato Sainte-Marie among the Hurons: qui c'è stato il primo insediamento europeo in quello che oggi è l'Ontario. Per dieci anni, dal 1639 al 1649, una comunità di gesuiti francesi ha vissuto qui, vicino a un insediamento degli Uroni o Wendat, costruendo una missione e portando anche soldati e malattie infettive. La storia dell'insediamento è breve perché, minacciati da vari attacchi degli Irochesi, alla fine i francesi decisero di bruciare tutto e andarsene.
Negli ultimi 50 anni il sito è stato ricostruito per diventare un museo.
Per qualche sera a fine novembre e inizio dicembre viene illuminato da candele e fuochi, e molti figuranti spiegano qualche aspetto della storia locale: dai metodi di sopravvivenza dei nativi, alla loro musica, alla guerra tra Canada e Stati Uniti.
Alcuni figuranti sparavano a salve con moschetti, fedeli riproduzioni dei fucili usati 200 anni fa. Una donna abbastanza avanti con l'età spiegava con enfasi la storia della guerra tra Canada e Stati Uniti. Per la prima volta ho sentito un canadese orgoglioso della storia e critico verso gli Stati Uniti. Dopo che gli americani avevano bruciato York (che poi diventerà Toronto) nel 1813, i Canadesi (o chi per loro: "noi" secondo la donna, gli inglesi secondo Wikipedia) replicarono bruciando Washington un anno più tardi. Secondo la donna, furono gli schiavi a salvare un dipinto di George Wahington e l'originale della Costituzione degli Stati Uniti, mentre il presidente pensava solo a fuggire con l'argenteria (e senza la moglie). Non avevo mai sentito discorsi nazionalistici di questo tipo dai canadesi!
Nelle due ricostruzioni delle long houses degli anishinaabe (non ho ancora capito perché i nativi hanno così tanti nomi diversi) il fumo era molto fitto. Per questo molti di loro avevano seri problemi alla vista.
Un musicista originario di una tribù del Saskatchewan, dove costruivano i teepee e non le long houses, si divertiva un mondo a fare battute e scherzi mentre spiegava qualche aspetto della cultura e faceva cantare e suonare i presenti.
Un altro figurante mostrava una fornace portatile per i fabbri e faceva considerazioni sulla tecnologia: questo strumento vecchio di 100 anni funziona ancora benissimo, mentre i nostri frigo, computer, macchine, cellulari difficilmente funzioneranno tra 20 anni.
Questa fornace era utile soprattutto per gli eserciti, che si spostavano velocemente e frequentemente; allo stesso modo molte invenzioni sono state concepite inizialmente per uso militare e poi sono state messe a disposizione dei civili. Faceva l'esempio di internet, dei cellulari, dei fuoristrada... A questo punto un papà ha detto ai suoi bambini: "Andiamo" e tutta la famiglia si è mossa verso un'altra attrazione. La scelta del momento mi ha fatto pensare che il papà avesse interpretato la narrazione come un elogio alla guerra e agli eserciti e non volesse che ai bambini fosse offerto questo punto di vista. Ma questa è la verità, per  quanto a qualcuno non piaccia, e negarla non significa crescere dei figli pacificisti, ma solo meno informati. Forse sarebbe stato meglio ascoltare tutto il racconto e poi parlarne con i figli, facendogli capire che la guerra è stata ed è tuttora un grande motore per lo sviluppo di tecnologia, ma che non deve necessariamente essere così nel mondo che loro costruiranno. Conoscere la storia in modo obiettivo è necessario per immaginare una realtà diversa.

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