Domande varie, senza risposte scontate e senza pessimismo.
Dov'è il dissenso?
In una vetrina piena di bottiglie di plastica che sommergono un mappamondo. Per mesi c'è stato un cartello "no toxic turf" perché nella scuola vicina stavano per iniziare i lavori per trasformare il prato del grande campo da calcio in un prato sintetico.
Nella manifestazione del primo maggio, una marcia colorata e pacifica in un venerdì pomeriggio, dopo il lavoro.
In una manifestazione contro Harper, un'altra marcia guardata con tranquillità dai poliziotti in bici.
Negli scioperi dei dottorandi o degli insegnanti, che passano inosservati e hanno poco effetto sulle contrattazioni.
Nei cartelli "Stop Line 9" e "No jet T.O." piantati davanti alle case.
E poi? Queste sono solo espressioni pacate delle idee di qualcuno. Dov'è il dibattito? Dove il confronto?
Per contro potrei dire che nemmeno in Italia il dibattito si sente: invece che manifestare pacatamente si urla e si spacca tutto, ma il confronto costruttivo è forse ancora più lontano.
Vantaggi e svantaggi sono correlati?
Ci sono più opportunità perché ci sono più disuguaglianze?
Ci sono stipendi più alti perché c'è chi prende pochissimo?
È così facile cambiare lavoro quando si è stufi perché comunque tutto è precario?
Ci si accontenta di vivere in un seminterrato perché non si riesce a sognare?
C'è tanta terra perché è stata rubata ai nativi?
Tanti oggetti costano poco perché sono fatti senza rispettare l'ambiente e i diritti dei lavoratori?
Si è motivati a studiare solo per poter avere un buon lavoro in futuro?
C'è accettazione del diverso perché il valore di un uomo o una donna non ha niente a che fare con la sua cultura ma è proporzionale ai soldi che guadagna?
C'è convivenza pacifica perché in fondo si ignorano gli altri e si vive soli?
venerdì 8 gennaio 2016
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