giovedì 17 marzo 2016

A deal

Le conferenze nelle sperdute cittadine americane a volte riservano qualche piacevole sorpresa. Per esempio un pranzo con un professore, ormai in pensione, felice di raccontare qualche momento della sua carriera.
Alla fine degli anni '60 un contratto presso un'università non gli fu rinnovato con un pretesto: probabilmente le cause reali del mancato rinnovo erano il suo impegno contro la guerra e i suoi capelli lunghi. Il pretesto invece fu una battuta che scrisse nelle dispense di un corso di topologia: i CW-complessi avrebbero dovuto chiamarsi più propriamente WC-complessi (per weak closure), ma non avevano niente a che fare con la toilette. Il barone di turno fraintese lo scopo del testo, ritendolo una pubblicazione di ricerca e giudicò il linguaggio non appropriato.
Ma i tempi erano diversi da quelli attuali e il giovane capellone trovò subito un lavoro a tempo indeterminato, senza nemmeno un colloquio, come professore di matematica presso un'altra università. Oggi è preoccupato per i giovani, a cui durante i colloqui di assunzione viene chiesto non di avere un major grant per dimostrare il loro valore, ma quanti grant abbiano. All'epoca invece l'economia era in espansione e i figli del baby boom stavano arrivando all'università: servivano insegnanti e le assunzioni erano facili e veloci.
Si rese conto che veniva assunto per insegnare ai futuri ingegneri, che servivano per la guerra (e non solo). Al governo servivano ingegneri, e non gli importava nulla delle idee o dell'aspetto di chi questi ingegneri li formava.
Dice che lo stipendio di un professore di matematica è corrisposto per l'insegnamento, non per la ricerca, che non importa a nessuno, ed è relativamente basso (io ho un'opinione diversa), ma garantisce anche il tempo per fare ricerca, che è quello che la maggior parte dei matematici cercano. "It's a deal, you can choose. Do you take it? I take it."Io invece non riesco ad abituarmi all'idea che per lavorare devo smettere di pensare.

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