venerdì 11 marzo 2016

Iowa City

Non ci sono trasporti pubblici dall'aeroporto alla città, solo taxi o taxi collettivi. Gli organizzatori della conferenza hanno però chiesto ai dottorandi di venirci a prendere. Il nostro autista guida una macchinona (non sua) da 8 posti, con bagagliaio enorme, per portare 5 persone.
Arriviamo nell'albergo dell'università, la porta d'entrata è tenuta aperta da un fermaporta e appena dentro il riscaldamento va in continuazione. Le luci in camera sono accese quando entriamo, le tende abbassate. Poi capisco perché: fuori ci sono due enormi ventole dell'impianto di aerazione. La mattina apriamo la finestra e assieme a un po' d'aria entra il loro rumore continuo e fastidioso.
In camera ci sono due letti da 1 piazza e 3/4, frigo, macchinetta del caffè e un grande televisore, ma un solo tavolo e solo una sedia, e pochi posti dove appendere o appoggiare le cose.
La colazione è a buffet e tutto è assolutamente confezionato, perfino le uova bollite (una porzione contiene due uova). Piattini, posate, bicchieri del caffè sono compostabili e un cartello invita a metterli nel bidone giusto. Nonostante questo, circa metà sono nel bidone del residuo. Il cartello recita orgoglioso che la percentuale di rifiuti separati nel campus è del 60%. Peccato che si potrebbe ridurre la quantità di rifiuti invece che aumentare quelli avviati al riciclaggio. Comunque un miglioramento rispetto al fast food dove abbiamo cenato ieri, in cui i panini sono serviti in confezioni di cartone e c'è un solo bidone per tutti i rifiuti.
E dire che all'inizio questa città mi era quasi piaciuta perché ha due edifici storici, dello spazio libero intorno, e di sera si vede qualche stella.

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