Anche dopo il ritorno in Italia ho continuato il mio viaggio in Canada, per ovvi motivi solo in modo virtuale, tramite libri, articoli, film e documentari sul Canada o di autori canadesi. Perché? Me lo sono chiesta più volte, dato che non ho amato il Canada e quasi non vedevo l'ora di andarmene. Forse mi è rimasta aperta la domanda sul perché e cosa esattamente non ho amato; come dare una forma compiuta e più organica alle innumerevoli piccole obiezioni personali a quella società e quel modo di vivere. Non che il Trentino sia perfetto, anzi. Ma qui trovo più segni che mi fanno almeno sperare che i valori di fondo siano più conformi a quelli che sento come miei, mentre in Canada ho sperimentato una società disgregata, un forte individualismo, una noncuranza dello spreco, una corsa al raggiungimento di uno stato economico più elevato, una dedizione al lavoro, una noncuranza della bellezza, un'indifferenza verso l'ambiente, che qui non vedo, almeno non a quei livelli.
Oggi ho trovato per caso un documentario web in forma di gioco su Fort McMurray, intitolato Fort McMoney. È del 2013, e forse la situazione si è evoluta nel frattempo, con la contrazione della richiesta di petrolio, l'enorme incendio del maggio scorso, il via libera dato alla fine di novembre alla costruzione di due nuovi oleodotti. Ma chiarisce e approfondisce perfettamente molti aspetti e molte conseguenze dello sviluppo della cittadina. Mi ci sono immersa completamente, e quasi mi sembra di compiere finalmente un viaggio nel nord del Canada, viaggio che da un lato desidero, per conoscere gli ambienti selvaggi e duri e le genti che li abitano, ma dall'altro temo, perché mi farebbero toccare con mano la miseria culturale e sociale di molte comunità e la devastazione dell'ambiente.
Quando uno degli intervistati ha detto che è da Toronto che le industrie manovrano tutto quello che succede a Fort McMurray, ha toccato un tasto sensibile: un altro indizio su cosa e perché non mi è piaciuta l'esperienza canadese?
domenica 8 gennaio 2017
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