giovedì 26 gennaio 2017

Matematici alla ricerca di un lavoro

In questo periodo sono passata dal lavoro di ricerca alla ricerca di lavoro.
Interessante è il fatto che chi "vende" la matematica (o le lauree in matematica) sia convinto che ai matematici si aprano tantissime porte, nelle professioni più svariate: ad esempio meteorologia, finanza, assicurazioni, programmazione, ingegneria gestionale, editoria, logistica, medicina, oltre ai classici e prevedibili ricerca e istruzione. Non ho alcun dubbio che in tutti questi settori la matematica sia necessaria, ma la situazione che sto incontrando mi dice qualcosa di un po' più sottile. Vero, la matematica serve, ma per trovare lavoro è meglio essere un ingegnere o un informatico o uno statistico o comunque un matematico applicato.
Cosa fa un matematico che vede offerte di lavoro in cui è richiesta la conoscenza di .net o SQL o di SEM/SEO o di contabilità? Ma quando mai un matematico ha una di queste competenze? Allora non prendetemi in giro: i matematici non vengono assunti perché studiando matematica hanno imparato qualcosa di utile, ma perché se sono riusciti a imparare la matematica, probabilmente possono imparare anche le competenze tecniche necessarie al lavoro.
Forse le aziende potrebbero essere disponibili a formare un matematico neolaureato, ma io ormai sono fuori dal periodo di apprendistato. E probabilmente essere donna in età di potenziale maternità non aiuta.
In questo momento ho, almeno in parte, una visione nordamericana dell'istruzione: non deve essere solo cultura, ma anche (soprattutto?) qualcosa di utile per portare a casa il pane. Mi rendo conto che è una visione pericolosa se assolutizzata!

1 commento:

Unknown ha detto...

Probabilmente qualcuno direbbe che hai una visione del lavoro solo come dipendente e che dovresti crearti la tua impresa, personal branding e cose così.