L'altro giorno il governo ha annunciato, tra le altre misure per risparmiare, la chiusura di alcuni enti considerati inutili, tra cui l’Istituto Nazionale di Alta Matematica, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto di Oceanografia e Geofisica, l'Istituto di Geofisica e Vulcanologia.
Subito i matematici hanno drizzato le orecchie e avviato una petizione on-line per salvare l'INdAM. Non so valutare se questo ente sia inutile, o almeno sprecone, per cui meriti la chiusura. Da quello che so concede molti finanziamenti per la ricerca, soprattutto sotto forma di borse e assegni per giovani. Ma per quanto ne so io, può darsi che non gestisca al meglio i fondi.
Quello che mi ha colpito è che ognuno pensa per sè: i matematici hanno avviato questa petizione per salvare l'INdAM, ma non fanno alcun accenno agli altri istituti. Fatta così, per me la battaglia è persa in partenza: ognuno cerca di salvare il proprio orticello, ma anche se momentaneamente sembra farcela, non c'è alcuna garanzia che sopravviverà anche in futuro.
Lo stesso mi sembra che accada in molti campi, ad esempio nella scuola: il governo annuncia dei tagli, gli insegnanti insorgono facendo presente che così cala la qualità dell'insegnamento, il governo fa parziale marcia indietro e i tagli vengono in parte limitati. Risultato: il governo raggiunge il suo obbiettivo (speriamo che sia solo tagliare le spese e non svalutare l'istruzione), gli insegnanti tacciono pensando che sarebbe potuta andare peggio.
Ma quello che mi preoccupa di più è che non c'è un progetto di riforma, i vari provvedimenti che vengono approvati non vanno in una direzione fissata ma sono dettati dalla necessità di tagliare le spese. Questo vale sia per la scuola che per l'università: erroneamente vengono chiamate riforme quelle che riforme non sono. Una riforma dovrebbe partire dalla situazione attuale, porsi degli obbiettivi di miglioramento e trovare dei metodi per raggiungerli. Non cominciare a sfrondare a caso.
A proposito delle proteste, appelli, raccolte firme eccetera, mi viene in mente un libro di Bukovski, Il vento va e poi ritorna: negli anni di detenzione l'autore racconta di aver sempre lottato per migliorare le condizioni dei detenuti. Scrive che è importante lottare, anche solo per qualche centimetro di lunghezza del letto o qualche grammo di pane in più nella razione.
Forse sta succedendo proprio questo: si lotta per ogni briciola. Ma sarebbe importante non perdere mai la visione d'insieme.
martedì 1 giugno 2010
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2 commenti:
Condivido in pieno! :-) Bis
oltre a bukovski anche nel libro un uomo della fallaci torna lo stesso pensiero
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