lunedì 22 settembre 2014

La borsa postdoc

Mesi di attesa. Va bene, sopporto, era previsto. Non ci penso, ho altro da fare e non ci credo più di tanto. Ma a Trento non voglio stare, non ho stimoli. Un mese a Toronto, che diventa un mese e mezzo. Mi guadagno un'altra offerta, però di dottorato.
Maggio. La scadenza arriva, perché non dicono niente? Inizia a macinare qualcosa dentro di me. Intanto accetto l'offerta di dottorato, spero che a breve arrivi la risposta: se sarà positiva declinerò l'offerta.
Giugno. Li chiamo. Hanno una scusa: c'è stato un problema con il panel esterno. Ora è risolto. Ma passerà ancora del tempo. Spero che si sbrighino. Da loro dipende il mio futuro.
Poi me la metto via. Non andrà, non è andata la volta scorsa, perché dovrebbe andare questa? Il progetto è troppo simile. E lo host in Italia non è sicuramente della portata di quello danese.
Mi arrendo, sarò una dottoranda. Per altri quattro anni.
Però lo sarò a modo mio, inizierò con un viaggio in Quebec, poi mi concederò un mese a Toronto a sistemarmi casa come voglio io.
Luglio. Secondo giorno a Montreal, mi sveglio la mattina e mentre aspetto che gli uomini si preparino per fare colazione controlla le e-mail. Dicono che la valutazione è disponibile sul sito, dove ho messo il link? Sono elettrizzata, mi sembra di tremare dentro. La pagina si carica, wow! per poco non grido un urlo di liberazione! Ottimo risultato, lo condivido con i miei compagni di viaggio, due su tre sono borsisti Marie Curie! Chi meglio di loro può capire?
Prevedono di pubblicare la graduatoria nel giro di un paio di settimane. Non vedo l'ora!
Passano i giorni, non ci penso: sono in ferie.
Agosto. Finiscono le ferie, passano le settimane. Chiedo informazioni. Hanno avuti dei ricorsi e devono decidere se accoglierli o meno. Faccio l'errore diplomatico di parlarne con la responsabile del dottorato che si arrabbia, ma non troppo. In fondo sarebbe anche contenta di avere un postdoc finanziato da qualcun altro. Intanto arriva metà agosto e tutto in Italia chiude per ferie. Anche loro, per due settimane. Poi scrivono che prevedono di pubblicare la graduatoria a settembre. Non specificano se il 1 o il 30. Mi sento persa. Cosa fare? Se potessi scegliere vorrei la borsa postdoc, lo so che vuol dire buttare via un'altra occasione d'oro. Chiedo consigli. Ognuno ha la propria visione, ma sembrano tutti convinti che il dottorato possa solo farmi bene. Alcuni perché sono convinti che fare ricerca sia la cosa più bella del mondo, altri perché sanno che le opportunità per trovare un lavoro nei campi della visualizzazione, comunicazione e didattica della matematica in Italia sono nulle. Intanto mi iscrivo al dottorato.
Settembre. Penso che devo rassegnarmi. Ma non ci riesco. Chiedo di nuovo informazioni sulla tempistica. Mi garantiscono che a breve pubblicheranno la graduatoria, informalmente si aspettano entro la fine settimana. Quindi penso che sarà venerdì. Venerdì mattina controllo la mail, niente. Nemmeno a metà giornata, in Italia è già sera. Mi arrabbio: perché devono far nascere aspettative? non potevano dire "la settimana prossima"?
Venerdì sera. Arriva una mail. Sono loro, avvisano che la graduatoria è stata pubblicata sul sito. Mi blocco. Apro il link, come un automa. Mi prende un colpo, il mio nome non c'è! Ah, era la graduatoria incoming. Dov'è quella outgoing? Eccola. Seconda. Seconda! Wow! Eppure non riesco a liberare la gioia che ho dentro. Mi hanno fatto aspettare, imbarcarmi in qualcosa di cui non ero convinta e che adesso dovrò interrompere appena iniziato, magari rovinandomi i rapporti con qualcuno.
Vorrei riuscire a esprimere la mia felicità: era quello che ho sognato e aspettato per mesi, ora ce l'ho, è qui, è certo.

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