mercoledì 16 settembre 2015

Cosa vedo in un film

Non sono un'appassionata di cinema, ma domenica ho visto un film al Toronto Film Festival: un'amica ha avuto due biglietti gratis per una proiezione riservata a volontari e amici e mi ha invitata. L'amico che ce li ha procurati diceva che il film è appena uscito e che quella era probabilmente la seconda proiezione in sala. Non sono così sensibile alle novità: se anche fosse un film di anni fa che non ho ancora visto, per me quella è una novità.
Il film racconta la vita di Ramanujan, matematico indiano autodidatta trasferitosi in Inghilterra nel 1914 per lavorare con i più grandi esperti dell'epoca. Come spesso succede: il film mi è piaciuto dal punto di vista estetico (non mi sono annoiata, anzi, il tempo è passato velocemente e piacevolmente); ho notato degli errori; mi fa specie che i film basati su fatti o personaggi storici contengano così tante licenze poetiche, alcune delle quali insopportabili.
Due errori divertenti: Hardy e Littlewood giocano a tennis e hanno due palline, una finisce in fondo al campo e nessuno la raccoglie, ma nell'inquadratura successiva è sparita; parlano di Jacobi e alla lavagna scrivono Jaboci, rimanendo del tutto seri.
Quello che mi domando però è che valore hanno questi film dal punto di vista culturale, dato che chiaramente vengono fatti per guadagnare, non per insegnare qualcosa. Forse il loro impatto è minimo. Comunque questo film dà un'immagine distorta della realtà: sia di come viene fatta la scienza, sia della condizione della donna. Due temi che mi stanno a cuore.
Ramanujan non era incapace di fare dimostrazioni, come appare dal film, solo che non le scriveva, vuoi per abitudine, perché la carta era costosa, vuoi per stile, influenzato dai libri su cui aveva studiato. Non si arriva a fare matematica (o altre scoperte/invenzioni scientifiche) "per caso", senza lavorare seriamente e duramente. La matematica non è (solo) intuizione, è lavorare su quell'intuizione finché non diventa del tutto rigorosa.
La moglie si comporta da occidentale del ventunesimo secolo. Va a prendere il marito al lavoro la sera tardi, si lamenta che lui non è mai a casa, i due si toccano in pubblico. Chiaro che non era così cento anni fa in India! Ho l'impressione che non conoscendo la realtà storica le donne (ma anche gli uomini) siano più facili da "imbrogliare": se si fa apparire stabile e immutabile il modo di gestire le relazioni, sarà poco probabile che qualcuno si batta per un cambiamento, dato che non vede i cambiamenti nel passato che hanno portato alla situazione attuale.
Forse è stata semplicemente pigrizia degli sceneggiatori e registi, ma visto che nei titoli di coda sono menzionati un Mathematical consultant e perfino un Astrological consultant, cosa costava consultare anche uno storico o antropologo? O forse mettere una scena romantica aiuta a tenere viva l'attenzione di qualche spettatore? Allora il regista non è granché, se ha bisogno di certi mezzucci.
Sto diventando allergica a tutto quello che non è vero o dichiaratamente falso: se invece di "basato su una storia vera" all'inizio del film, avessi letto "frutto di una potente distorsione della realtà" durante tutto il film, forse non sarei qui a lamentarmi.

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