Ho pescato una carta potente per il mio personaggio: ho un passaporto europeo e un dottorato, se non ho troppa sfortuna nel pescare le nuove carte e le gioco bene, posso finire la partita in buona posizione.
Qualcuno ha pescato carte meno potenti: un passaporto vietnamita, che lo fa penare ogni volta che si deve spostare; ma nel corso della partita è riuscito ad avere una laurea e a trasferirsi in Canada per fare un dottorato. Però deve ancora chiedere il visto (e pagare) ogni volta che va a una conferenza in Europa o negli Stati Uniti.
Uno ha giocato male le sue carte per un po', non riuscendo ad ottenere il certificato che attesta la conoscenza dell'inglese, ma al turno successivo (un anno dopo) ce l'ha fatta e ha ottenuto il trasferimento dal Venezuela al Canada.
Qualcuno cerca perennemente un miglioramento, altri dopo un po' tendono a conservare le carte che hanno. Qualcuno ha buttato le poche carte che aveva e vive per strada chiedendo aiuto a chi passa.
Non voglio sminuire le esperienze di vita, ho solo avuto un improvvisa intuizione su quanto è importante la fortuna nella vita. Certo bisogna anche cercarla o aiutarla a volte, ma bisogna averne almeno un minimo per partire. Credo che non facciamo abbastanza per renderci indipendenti dalla sfortuna: non distribuiamo equamente le ricchezze, non facciamo abbastanza sforzi diplomatici, non assicuriamo istruzione e servizi sanitari di qualità e gratuiti a tutti... perché chi decide le regole del gioco ha in mano praticamente tutte le carte potenti e non vuole perderle.
giovedì 10 settembre 2015
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