Sono sorpresa da quanto umane siano le persone con meno opportunità. Sarà che lo imparano perché hanno più bisogno degli altri per vivere, mentre noi ricchi possiamo chiuderci nel nostro guscio, nella nostra casa grande e calda, nel nostro lavoro, nei nostri guadagni che permettono di vivere bene senza condividere?
Il primo spiazzamento l'ho avuto in Uganda: "Cosa coltivate voi per mangiare? Niente?!? Dovete andare al mercato a comprare tutto?!? Poveri voi! Ma venite qui, che un pezzo di terra c'è anche per voi!"
Più recentemente ascoltando le persone che erano state spostate da Inukjuak nell'Artico negli anni '50 mi sono chiesta come mai loro stessi parlino sempre di relocation, trasferimento, e mai di deportazione. Come mai quasi capiscono il punto di vista del governo e dicono solo che aveva fatto delle valutazioni sbagliate, ma sembrano pensare che fosse in buona fede? Dopo essere stati imbrogliati, ignorati, costretti a sopravvivere in un ambiente inospitale e desolato per 20 anni o più, isolati dalle loro famiglie, dopo essere quasi morti di fame e di freddo?
Anche quello che ho sentito dire dalla gente delle First Nations non è molto diverso, il tono non è mai di autocommiserazione o di rabbia per gli imbrogli subiti. A sentire i ricchi invece, il mondo è pieno di ingiustizie contro di loro, dal lavoro precario, alle tasse, dagli "immigrati" alla burocrazia, dai costi dei loro passatempi preferiti, al modo in cui vengono trattati dagli altri...
venerdì 15 gennaio 2016
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