Nel campus dell'università l'anno scorso si vedevano dei volantini appesi vicino ai cestini che riportavano pomposamente "siamo il campus in Nord America con la più alta percentuale di rifiuti separati, 72%".
In effetti hanno barato solo di un misero 0.6%: i dati ufficiali indicano che nel 2011 questa percentuale era del 71,4% (non so se in peso o in volume).
Potrei lamentarmi che il campione di confronto non è troppo significativo, visto che in Nord America non c'è grande attenzione al riciclaggio. Oppure potrei far notare l'esistenza di intere città che riciclano più dell'80% dei rifiuti, e una città è più difficile da educare di una comunità ristretta e tra le più istruite. O ancora potrei sottolineare che sarebbe molto meglio ridurre i rifiuti invece che sentirsi bravi perché si ricicla, e alcuni rifiuti nel campus sono facilmente evitabili: i bicchieri da caffè, che qui sono enormi, sono di carta e plastica e ufficialmente si possono riciclare, anche se in realtà sembra che nessuna ditta sia attrezzata per farlo, e quasi sempre sono accompagnati da un coperchio in plastica, un cerchio di cartone per non scottarsi, una palettina di legno per mescolare, tutto usa e getta. Ma chi ogni giorno compra un caffè al piano terra e se lo porta in ufficio qualche piano più su, non può comprarsi una tazza invece?
Invece di lamentarmi, notare e sottolinare, resto solo allibita dopo quello che ho sentito da un'impiegata dell'ufficio per la sostenibilità: la percentuale così alta è stata raggiunta pagando una ditta per controllare e separare i rifiuti. A quanto pare il contratto è finito e, immagino, la percentuale è crollata, e, sicuramente, i cartelli sono spariti.
Mi ricorda gli esempi di progetti di cooperazione internazionale non riusciti: per evitare frane e inondazioni una qualche agenzia governativa aveva pagato i contadini perché prima della stagione delle piogge scavassero dei piccoli canali in orizzontale sui pendii, per trattenere l'acqua, come avrebbero fatto tradizionalmente, se non che la tradizione si era persa. Dopo qualche anno, quando l'agenzia aveva smesso di pagare, pensando che ormai i contadini si fossero abituati, anche questi hanno smesso di scavare, perché non ricevevano più la paga.
Paradossale che in un'università, per fare qualcosa che è utile a tutti, si preferisca pagare (poche) persone piuttosto che istruirne (tante) altre.
mercoledì 3 febbraio 2016
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