martedì 3 maggio 2016

Nuova tappa del tour

Il tour è quello delle conferenze del weekend negli Stati Uniti. L'ultima tappa è stata la North Carolina, precisamente Raleigh. Dall'aereo il paesaggio è molto bello: boschi e laghi, ma anche tantissime strade e case in mezzo al bosco. Fortunatamente stavolta c'è un autobus che porta dall'aeroporto alla città, in meno di mezz'ora. La strada, in mezzo ai boschi verdissimi del clima subtropicale, ha quattro corsie per senso di marcia. Giovedì pomeriggio il traffico è sostenuto in entrambe le direzioni, al punto che l'autobus, per non restare bloccato nelle code, si sposta sulla banchina, nel posto che sono abituata a vedere come corsia di emergenza. Mi chiedo se sia normale, soprattutto perché deve evitare un cartello di lavori in corso messo sulla banchina, finché vedo un cartello che permette espressamente agli "autobus autorizzati" di procedere sulla banchina. Sbagliamo autobus e dobbiamo scendere e prenderne un altro. Le persone sull'autobus che non va in città sono in maggioranza nere, mentre in città non vedrò quasi nessun nero.
L'albergo vuole essere giovanile e alla moda, non l'avrei scelto ma non avevo alternative. Musica ad alto volume nell'atrio, reception e bar al piano di sopra, camere grandi, opera d'arte appesa all'esterno, ascensore con finestra per vedere la Bell Tower proprio davanti.
Le finestre non si possono aprire e l'aria condizionata è inutilmente accesa. Non c'è modo di accendere solo la ventola del condizionatore per cambiare l'aria: bisogna per forza scaldare o raffreddare. Con conseguente rumore del compressore. Alla parete è appesa una tv di almeno un metro e mezzo.
Le macchine non si fermano per far passare i pedoni: passare da Toronto a Raleigh è un po' come trasferirsi da Trento a Roma. Le macchine sono ovunque: ci sono persino i bancomat drive in.
Una partecipante alla conferenza chiede al portinaio se è sicuro andare a correre su un trail e lui le risponde che non ha mai sentito di nessuno che c'è andato e le consiglia di correre nel campus. Lei va comunque sul tracciato che aveva in mente. La stessa donna però, quando propongo di fare una passeggiata di mezz'ora verso il centro e cenare lì, si offre di prendere la macchina e portarci lì. Per fortuna la convinco a camminare; i marciapiedi sono ovunque ma sono praticamente vuoti.
A cena andiamo in un posto che fa barbecue, apparentemente il migliore della città. Non oso immaginare come siano gli altri. Ordino patate dolci fritte, quando arrivano mi pento perché ci hanno messo anche lo zucchero. Forse non erano abbastanza poco salutari senza.
Altra sera, altre sorprese: ci fermiamo a chiacchierare sulla terrazza dell'albergo. Al soffitto sono appesi dei radiatori e sono accesi! Mentre all'interno c'è l'aria condizionata.
Dopo la cena sociale ci sono molti avanzi; qualcuno chiede all'organizzatrice se c'è uno shelter a cui portarli, ma lei risponde di no, la città tiene gli homeless fuori dal centro.
È questo il benessere, il mondo nel quale così tanti vogliono entrare?


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