venerdì 10 giugno 2016

Cartolina dal sud

O meglio, una collezione di fatti che mi hanno colpita nel sud degli Stati Uniti.
Sono atterrata ad Atlanta, l'aeroporto più vicino ad Athens, ad un paio d'ore di macchina. Gli unici trasporti che ho trovato per andare dall'aeroporto ad Athens sono i taxi e i taxi collettivi. Sul taxi collettivo ho chiesto a una signora se veramente non ci sia altro modo, sottintendendo che pensavo al trasporto pubblico, ma prevedendo che non sarei stata intesa così. Lei ha detto che fino a qualche anno fa lei prendeva un piccolo aereo a nove posti che collegava le due città, ma ora questo servizio non c'è più.
Mi sono imbattuta in un cartello inquietante, fuori da una casa di riposo.

Evidentemente invece le armi in bella vista non danno problemi.
In centro città non c'è un negozio di alimentari: non un supermercato, non un negozio di frutta e verdura, non un panificio, non un negozietto all'angolo. Il negozio di alimentari più vicino, a circa 15 minuti a piedi dal centro, è una cooperativa di persone un po' fricchettone. Ha poca scelta e alimenti biologici e costosi. Ho chiesto al prof che mi ha invitata qui e ci ha pensato un po' scusandosi che ci doveva pensare perché va sempre in macchina. Un altro postdoc che ho conosciuto non ha la macchina, gli ho chiesto come fa a vivere qui e lui ha detto che mangia sempre fuori. Mangiare fuori qua vuol dire mangiare cose piene di grasso e di zucchero (anche il pane è dolce!) e non poter quasi mai evitare la carne. Si vedono parecchie persone enormi.
La Georgia è il "Peach State", lo Stato delle pesche, quindi immagino che sia in gran parte agricolo, ma il negozio di cui sopra ha frutta e verdura da altri stati e da Messico e Sudamerica. Sono passata al mercato contadino, che qui sembra più una scusa per ascoltare musica country e bere birra. I venditori chiedevano 4 dollari per mezza pinta di mirtilli (meno di un quarto di litro) e 4 dollari per tre pesche. I primi due giorni in cui ero qui il clima era afoso, adesso invece si sta bene, è caldo ma abbastanza secco. Però l'aria condizionata all'interno è fastidiosa, a volte bisogna vestirsi per entrare negli edifici.
Il mio albergo, come tutti qua, è uno di una grande catena, in cui tutto è standard. Ha la moquette, i letti enormi, il caffè sempre disponibile all'ingresso, la piscina e la palestra... ma la finestra in camera non si può aprire e non c'è un pezzo di prato con una panchina: intorno è tutto parcheggio.
Uno degli studenti che ho conosciuto qui ha raccontato che quando ha compiuto 21 anni è andato sul tetto dell'edificio che ospita il dipartimento di matematica e con grande soddisfazione ha dato fuoco alla sua carta d'identità falsa e l'ha buttata giù. Non serviva più, perché a 21 anni si può bere alcolici legalmente. Un altro ha commentato: "Non so se esista un singolo adolescente in Georgia che non ha un documento falso". Per curiosità ho cercato online e ho trovato vari siti che offrono documenti falsi, per cifre tra i 50 e i 150 dollari. Il tutto alla luce del sole.
Come è possibile che siamo arrivati a questa situazione invivibile? Le persone sono obbligate dal "benessere" e dallo "sviluppo" a vivere male.

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